Skip to content

L’appassionato canto di un’anima per sempre innamorata della “terra dove fioriscono i limoni” – Goethe Viaggio in Italia

L’appassionato canto di un’anima per sempre innamorata della “terra dove fioriscono i limoni”

Napoli, 25 febbraio 1787

“Eccoci, finalmente arrivati anche qui, con un viaggio felice e sotto buoni auspici. Quanto alla giornata d’oggi, vi basti che partimmo da Sant’Agata al levar del sole; alle nostre spalle soffiava forte il vento di nord-est che durò tutto il giorno, riuscendo solo nel pomeriggio a disperdere le nubi; abbiamo sofferto molto il freddo. La strada attraversò e superò nuove colline vulcaniche, ove non mi parve notare che poche rocce calcaree. Giungemmo infine nella piana di Capua, e poco più oltre Capua stessa, dove ci fermammo per il mezzodì. Nel pomeriggio una bella campagna uguale ci si schiuse dinanzi; la nostra via correva spaziosa tra campi di verde grano, simile a un tappeto e già alto una buona spanna. Nei campi sono piantati filari di pioppi, sfoltiti per servir da sostegno alle viti. Così si continua fin dentro Napoli; un suolo terso, deliziosamente soffice e bel lavorato, viti d’eccezionale altezza e robustezza, coi tralci fluttuanti di pioppo in pioppo a mò di reti. “

Johann Wolfgang Goethe tra il 22 e il 25 febbraio 1787 è in viaggio per Napoli, insieme con Wilhelm Tischbein, passando per Velletri, le paludi pontine e Capua. Dal 25 febbraio al 29 marzo da Napoli visita l’interland, sale sul Vesuvio, visita chiese ed opere d’arte, viene nel Cilento a Paestum e descrive con geniale lettura psicologica oltre che descrittiva quest’area dell’Italia. Ci offre attraverso la sua narrazione il quadro socio culturale dell’epoca, con particolare attenzione alla natura incontaminata dei nostri splendidi territori.

Già nella prima parte del viaggio di arrivo ci descrive la campagna napoletana come un oasi felice, dove il grano cresce in maniera splendida e naturale. Questo devo dire in noi provoca una certa sofferenza, sapere di aver avuto l’opportunità di vivere in un luogo meraviglioso e, forse, anche con in silenzio delle popolazioni, aver affidato questa immensa ricchezza naturale alla camorra. (Con l’appellativo “Terra dei Fuochi” ci si riferisce a quel territorio, compreso tra la provincia di Napoli e l’area sud-occidentale della provincia di Caserta, interessato dal fenomeno delle discariche abusive e/o dell’abbandono incontrollato di rifiuti urbani e speciali, associato, spesso, alla combustione degli stessi.I roghi dei rifiuti, hanno destato una tale  preoccupazione nelle popolazioni locali, a causa dei fumi che si sprigionano e delle sostanze inquinanti che possono riversarsi sui terreni agricoli, da indurre il Governo nazionale e regionale ad adottare numerosi provvedimenti o iniziative. Attualmente i comuni campani che sono compresi nel territorio della “Terra dei Fuochi” sono 90 di cui 56 nella provincia di Napoli e 34 nella provincia di Caserta, con un popolazione esposta rispettivamente di 2.418.440 e 621.153 abitanti (fonte ISTAT 2014). Si tratta di quelle amministrazioni comunali che hanno aderito al cosiddetto “Patto Terra dei Fuochi” nell’ambito del quale i primi cittadini hanno sottoscritto un documento con cui s’impegnano ad adottare misure di contrasto al fenomeno dei roghi dei rifiuti abbandonati su strade e aree pubbliche o soggette a uso pubblico; con lo stesso documento i sindaci si sono impegnati ad attivarsi per la tempestiva rimozione rifiuti, seguendo anche le. linee guida appositamente elaborate da ARPAC nell’ambito del suddetto Patto. ) https://www.arpacampania.it/terra-dei-fuochi

Nella scuola oggi leggere questo passo di Goethe potrebbe dare l’idea di come veramente preservare il territorio dall’invasore barbaro, dal nemico invisibile, da una cultura approssimata, mozza, a volte tenacemente acerba, senza vero confronto ed approfondimento.  Attraverso queste note del Viaggio in Italia, nelle prossime puntate, tracceremo un filo conduttore delle bellezze viste da Goethe e delle modifiche ai danni dell’ambiente, anche con la complicità dei fondi europei, amministrati con volgare ignoranza e senza alcun rispetto concreto dei centri storici. Una ricchezza che ha di fatto impoverito la memoria storica della nostra regione. Gli interventi sui beni di maggior interesse storico artistico non hanno trovato animi sensibili, e così un antico fregio, un intonaco logorato dal tempo, una pietra scavata dall’acqua sono divenuti fardelli da eliminare, sostituendo alla nostra pietra locale finte pietre/mattonelle provenienti da paesi esteri. Mi chiedo come sia possibile raggiungere questo livello di degrado culturale, cancellare la storia dalla nostra vista e dal nostro cuore senza che gli organi statali deputati al controllo siano stati mai presenti.

Giovanni Pico

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.