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Raffaele Viviani, tra genio e necessità

Il teatro italiano di origine napoletana ha una storia lunga e onorata, sebbene il grande pubblico ricordi e conosca soprattutto i fratelli De Filippo, che tanto lustro hanno dato al mestiere dell’autore e dell’attore durante un lungo periodo (circa cinquant’anni) dello scorso secolo.

C’è però un altro attore e autore, oggi fortunatamente rivalutato, di poco precedente ai De Filippo, anch’esso napoletano, che merita di essere annoverato tra i più grandi: Raffaele Viviani.

Papiluccio (così veniva chiamato in famiglia perché il più piccolo), nato e cresciuto tra abiti teatrali e attori, diventò, in poco tempo, Don Raffaele, attore per vocazione e impresario per necessità, come ebbe a dire lo stesso Eduardo De Filippo di sé stesso. Mentre, però, Eduardo raccontava il dramma della famiglia borghese, Viviani era piuttosto proteso verso il popolo, gli umili, i più semplici, attraverso i quali amplificava le enormi disuguaglianze sociali esistenti nella prima parte del ‘900 (ancora tristemente attuali cent’anni dopo), contestando fortemente i cliché oleografici con i quali (ancora oggi) viene raffigurata Napoli.

Nella sua proposizione drammaturgica, nulla è lasciato al caso: dall’uso del dialetto, per riscoprire una vera e propria lingua popolare (nelle sue più cupe asprezze), alla messa in risalto delle ingiustizie sociali, trattate in maniera tragica e comica allo stesso tempo, in uno stile teatrale che richiama Brecht, sebbene affondi fortemente le sue radici nel mondo reale.

Molte le iniziative che si sono succedute, soprattutto in Campania, per ricordare Viviani. A cominciare dal Teatro Trianon di Napoli, che, in concomitanza con la riapertura del 2006, per iniziativa della Regione Campania, ha aggiunto il nome del grande drammaturgo al nome del Teatro. Il Teatro Trianon Viviani è oggi diventato Teatro della canzone napoletana grazie al suo direttore artistico Marisa Laurito che, con passione e tenacia, promuove una serie di iniziative per far conoscere il grande patrimonio artistico e musicale della città di Napoli.

Poi “Cantieri Viviani”, un progetto della Fondazione Campania dei Festival realizzato a Castellammare di Stabia, città d’origine del nostro, per divulgare l’arte di Raffaele Viviani e contribuire alla conoscenza della sua figura. Da menzionare l’autorevole collaborazione al progetto della professoressa Antonia Lezza.
E poi, ci sono gli spettacoli, tanti, che hanno reso omaggio al grande drammaturgo. Da citare, certamente, le memorabili interpretazioni di “Pescatori” e di “Zingari” di Mariano Rigillo, grande e prolifico nel repertorio vivianeo tra gli anni ’70 e ’80; così come l’edizione di “Tuledo ‘e notte” di Peppino Patroni Griffi.

Chi oggi continua a proporre il repertorio di Raffaele Viviani è Nello Mascia, attore di rara sensibilità e uno dei più grandi conoscitori della drammaturgia vivianea, oltre che fulgido interprete di questo genere di teatro. Nel mio piccolo, ho avuto la fortuna di lavorare a due progetti su Viviani (“Porta Capuana e Miezz’â Ferrovia” e “Via Partenope e Toledo ‘e notte), curati da Nello Mascia e prodotti proprio dal Teatro Trianon Viviani, a luglio e a settembre del 2020. È stato magnifico condividere la scena con attori eccezionali nelle loro peculiarità, interpreti di personaggi “tipo”, i cui tratti troviamo e ritroviamo in tutta la produzione di Viviani; esempi di un popolo che esprime una “natura tragica”, nel senso più teatrale del termine.

Lunga vita, dunque, a Raffaele Viviani! Genio teatrale, autore a tratti futuristico, degno esponente di una cultura teatrale necessaria, da riscoprire ogni giorno.

Pierluigi Iorio

Pierluigi Iorio

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