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Bette Clair McMurray Graham

Donna fantasiosa e instancabile: per velocizzare il suo modesto lavoro di dattilografa ha inventato il bianchetto per cancellare. Aveva poche risorse per provare la sua invenzione: la cucina di casa è stata il primo laboratorio per le sue sperimentazioni e il frullatore il suo primo attrezzo. Diventata una ricca imprenditrice, ha finanziato progetti per sostenere il lavoro delle donne. Bette Clair McMurray Graham ha avuto una vita molto avventurosa: è nata nel 1924 a Dallas in Texas (Stati Uniti) ed è vissuta in questa città fino alla morte avvenuta nel 1980. Con determinazione ha portato avanti le sue idee, senza perdere mai entusiasmo e fiducia di fronte ai molti problemi che ha dovuto affrontare. La sua invenzione del bianchetto per cancellare ha liberato dalla “ansia dell’errore” milioni di persone!

La madre di Bette, Christine Duval, era un’artista e una donna d’affari che gestiva un negozio di maglieria a Dallas. Bette, sotto la guida della madre imparò a dipingere fin da piccola. Suo padre, Jesse McMurray, lavorava in un negozio di ricambi automobilistici. Bette era appassionata di pittura e scultura, anche se, come ha dichiarato in alcune interviste, non pensava di avere un particolare talento artistico.

Non particolarmente brillante negli studi, lasciò la scuola a 17 anni per diventare segretaria e due anni dopo sposò un ragazzo che aveva conosciuto al liceo, Warren Nesmith. Quando Nesmith partì per il fronte della Seconda Guerra Mondiale, Bette aspettava un bambino. Il figlio, Michael Nesmith, diventato un famoso musicista rock, l’avrebbe aiutata nella sua attività di inventrice e imprenditrice.

Il matrimonio finì nel 1946 con il divorzio poco dopo il ritorno del marito dal fronte. Bette si ritrovò da sola con un bambino e difficoltà economiche da risolvere. Per arrotondare la paga non molto consistente, faceva lavori secondari come dipingere lettere sulle vetrine delle banche, progettare intestazioni e modellare pellicce.

Il figlio, nella sua autobiografia, “Infinite Tuesday: an Autobiographical Riff” (2017), ha descritto con dettaglio questo periodo molto difficile.

Nel suo lavoro di segretaria presso una banca era una cattiva dattilografa, i suoi problemi aumentarono quando fu costretta a usare un nuovo modello di macchina da scrivere più sensibile e veloce. Gli errori di battitura erano diventati molto frequenti e l’uso di gomme danneggiava ulteriormente il lavoro.

Bette fece ricorso alle sue esperienze giovanili di pittura: ricordava che gli artisti nascondevano i loro errori non cancellandoli ma coprendoli con altra pittura. Da qui l’idea di creare un correttore da poter stendere sugli errori di battitura, di colore simile alla carta usata. La sperimentazione per la produzione di questo correttore fu fatta nella cucina della propria abitazione, con un comune frullatore che miscelava tempera bianca ad asciugatura rapida, usando come contenitori le boccette dello smalto per unghie, dotate di pennellino. Bette non raccontò a nessuno dell’uso di questo suo miscuglio biancastro: lo teneva nascosto nella sua scrivania, applicandolo furtivamente solo quando era necessario per evitare il controllo del capo che disapprovava.

Ma la velocità con cui correggeva gli errori non passò inosservata e i suoi colleghi le chiedevano il prodotto, costringendola a stare alzata fino a tardi per riempire bottiglie nella sua cucina con il prodotto che aveva inventato.

L’invenzione del liquido correttore le diede così l’idea di una via d’uscita dai suoi problemi economici e cercò di avviare un’impresa, chiamandola Mistake Out Company (Azienda Via l’errore), ma non poteva permettersi la tassa di brevetto. Andò comunque avanti, studiando sui libri della biblioteca pubblica e lavorando con un insegnante di chimica per migliorare la consistenza del suo prodotto. A un suo cliente Bette scrisse “Il nostro laboratorio sta lavorando a una soluzione di asciugatura più rapida”, ma il suo laboratorio era ancora la sua cucina e il suo frullatore.

Ogni sera tornava a casa dal lavoro e riprendeva ad armeggiare con le sperimentazioni per il miglioramento del prodotto, a scrivere lettere a potenziali acquirenti e a inviare campioni. Sollecitava grossisti, nei fine settimana viaggiava per commercializzare il prodotto.

I suoi primi dipendenti furono il figlio adolescente e alcuni suoi amici. Per un dollaro all’ora, lavoravano nel garage di Bette, usando bottiglie di ketchup di plastica con beccucci a imbuto per spremere la sostanza in piccole bottiglie di smalto e applicando le etichette a mano.

Bette era così presa dall’attività per la sua impresa che accidentalmente, sul posto di lavoro, firmò una lettera ufficiale con la dicitura “The Mistake Out Company”. Fu prontamente licenziata, ma questa fu una opportunità perché nel 1958 divenne una imprenditrice a tempo pieno. Quell’anno chiese il brevetto e cambiò il nome dell’azienda in Liquid Paper Company (Azienda Carta Liquida).

Il prodotto di Bette iniziò ad avere un grande successo: era pubblicizzato in riviste di articoli per ufficio. Determinante per gli sviluppi della sua attività fu un incontro con i dirigenti della IBM e un grosso ordine da General Electric.

Ogni nuova svolta richiedeva più dipendenti e più spazio. Spostò il suo laboratorio prima dalla cucina a una roulotte, poi presso una casa di quattro stanze e, infine, in una grande e bellissima sede nel centro di Dallas. Nel 1968, inaugurò un impianto automatizzato. Nel 1975, Liquid Paper produceva 25 milioni di bottiglie all’anno e deteneva una vasta quota di un mercato multimilionario che aveva generato numerosi concorrenti.

Bette ora era ricca: possedeva gioielli favolosi e viaggiava in una Rolls Royce. Ricordando i tempi difficili trascorsi, fondò la Gihon Foundation, che forniva sovvenzioni e aiuti finanziari per sostenere le donne nell’arte, e la Bette Clair McMurray Foundation, che supportava le donne negli affari.

 

 

Ernesta De Masi

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Una risposta

  1. Clara Rania ha detto:

    Leggere Ernesta è uno stimolo a valorizzare le nostre risorse. grazie.

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