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Non è vero ma funziona

Si sente parlare spesso del cosiddetto “effetto placebo”, ma di cosa si tratta? E’ il risultato della somministrazione di un farmaco placebo (una sostanza potenzialmente innocua per l’organismo) ad una persona convinta che si tratti di un farmaco e rappresenta l’esito terapeutico osservabile in chi ha assunto tale terapia. Il termine placebo deriva dal latino “piacerò” ed effettivamente questo tipo di terapia piace. Studi condotti in cieco (dove il paziente non sa cosa sta assumendo) o in doppio cieco (dove né paziente né sperimentatore sono a conoscenza della sostanza somministrata) hanno evidenziato esiti migliori rispetto a soggetti che hanno assunto farmaci. Si sono riscontrati esiti postivi sia a livello organico che psicologico. Tali miglioramenti vengono attribuiti all’atteggiamento positivo che il paziente mette in atto nei confronti della cura, così da prefigurare una repentina guarigione. A parità di trattamenti placebo, risultano più funzionali quelli somministrati da un medico che si mostra accogliente, empatico nei confronti del paziente facendo sentire quest’ultimo ascoltato e accettato. Tutto questo evidenzia che ricevere maggiori attenzioni terapeutiche innesca una forma di autosuggestione che si traduce in un effettivo e reale miglioramento. Questo effetto porterebbe ad una produzione maggiore di endorfine, ormoni del buon umore rilasciati dall’organismo umano, derivanti dalla convinzione di riuscire a guarire con molta probabilità. Ovviamente atteggiamenti negativi messi in atto dal medico o dallo sperimentatore danno vita all’effetto nocebo, dove le aspettative negative producono un peggioramento del quadro clinico. Quindi i nostri atteggiamenti, il nostro modo di reagire alle situazioni  e alle malattie è influenzato dal nostro modo di pensare.

 

 

    Roberta Di Tommaso

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