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Il viaggio prosegue per Pisciotta

Nel nostro viaggio in compagnia di Ramage, che in questa puntata raggiunge Pisciotta, vediamo i tratti forti della polizia locale, la effettiva capacità di controllo del territorio e di quanti lo attraversavano dovendo esibire costantemente il passaporto, anche più volte al giorno. Se vediamo che oggi questa conquistata libertà di circolazione che ci agevola nei rapporti di comunità è ostaggio di tante forma di delinquenza, viene spontaneo pensare che una maggior tutela e rigore a volte torna utile.

“…Mostrai loro il mio passaporto e i due ufficiali (il primo, infatti, era stato raggiunto da un secondo)dovettero verificare che era perfettamente in regola. Iniziarono allora a farmi delle domande sullo scopo del mio viaggio, ma mi rifiutai di dar loro soddisfazione e chiesi di essere condotto dal loro superiore. ……..

Alla fine mi lasciarono proseguire ed io, percorrendo gli scalini scavati nella roccia, cominciai a salire lungo la parete, seguii poi un sentiero tutte curve, finche  non giunsi al paese di Pisciotta. Era questo il paese più grande da me attraversato fino ad allora. La gente al mio passare non smetteva di fissarmi e, quando chiesi di indicarmi la casa del magistrato, che è sempre la maggiore autorità del circondario, mi risposero in modo assai villano. Non mi piacque il primo incontro che ebbi con la gente di questo paese e mi venne quasi il timore di essere finito in un vespaio. Finalmente, dopo vari tentativi andati a vuoto, dovuti, credo, alle indicazioni intenzionalmente errate datemi dagli abitanti, trovai la casa del magistrato al quale mostrai il passaporto, aggiungendo che se, avessi trovato un posto per dormire, mi sarei fermato in paese. Egli scambiò qualche parola con lo scrivano ed insieme dissero che Donna Laura avrebbe potuto ospitarmi. Laura era un nome inquietante. Pensai alla famosa Laura per la quale cantò e soffri Petrarca. Ero impaziente di essere rassicurato e, scusandomi per la grande stanchezza causatami dal viaggio, pregai il domestico di condurmi a casa della mia ospite. Potevo risparmiarmi ogni preoccupazione, poiché difficilmente avresti potuto immaginare una figura ed un corpo meno degno d’interesse: grassa, tonda, tarchiata, ma per fortuna Donna Laura aveva un volto bonario e si impegnò a fornirmi un letto pulito e la migliore cena che fosse stata in grado di preparare…….”

Nel suo cammino verso SUD attraversa Caprioli, giunge a Palinuro ed inizia a salire verso Centola.

Paesaggi che descrive con particolare minuzia e grande curiosità. Va detto che, oltre al presidio dei gendarmi, nel Cilento era presente un radicale tessuto monacale, che con diversi ordini, presidiava i territori svolgendo una funzione di filtro e di registro delle tante confidenziali notizie reperite tra la gente. Questi monaci erano legati al tessuto sociale del comprensorio e svolgevano non solo una funzione di ascolto ma anche di mantenimento degli equilibri tra il popolo e la piccola aristocrazia presente.

“Il nome della Rosa” è lo scritto che rappresenta meglio la presenza dei monaci e la loro importanza per Roma e la Santa Sede, tenuto in debito conto l’aspetto militare dei Papi medievali.

Leggiamo dal suo scritto dell’incontro con i monaci di Centola.

“ …..prima di arrivare a Centola. A mezza costa giunsi ad un Monastero.

Decisi di cercare un riparo dal caldo, se i buoni frati avessero voluto offrire un po’ di ristoro ad un eretico. Suonai il campanello e, dopo qualche minuto di attesa, venne ad aprirmi un giovane frate; quando gli ebbi spiegato che ero un forestiero e che gli sarei stato molto grato se avesse voluto ospitarmi per qualche tempo, o almeno finchè non mi fossi ripreso dalla stanchezza; egli mi introdusse subito dal superiore che mi ricevette con grande cordialità e cortesia. Dispose che mi venisse preparato subito il pranzo, scusandosi  che il pasto non sarebbe stato abbondante come avrebbe voluto, in quanto la regola dell’ordine li obbligava a vivere in modo morigerato. Mi accompagnarono 

nel refettorio, una sala vasta e tetra nella quale si trovavano due lunghi tavoli ed alcune rozze panche di legno; qui gli abitanti del monastero si disposero attorno a me. Non sembrava che rispettassero una di

eta molto rigida; si rivelarono anzi una allegra brigata di compagnoni, come se ne trovano dappertutto……..

……..Questo monastero insieme a molti altri era stato soppresso dai francesi e non si era riavuto dal colpo inflittogli. Possiede una piccola biblioteca, che versa  in uno stato pietoso di abbandono e disordine, ed è composta per la massima parte di antichi volumi di teologia e, così com’è, dimostra che lo studio non fa certo parte dei doveri quotidiani dei buoni frati; fui divertito quando il superiore, scusandosi per lo stato della biblioteca, mi disse che, dall’epoca del dominio francese, non avevano provato il tempo per riordinarla. Erano trascorsi quasi quindici anni da quando era stato loro riconsegnato il monastero…..

 

Con questa puntata concludo gli accenni al viaggio di Ramage nel Cilento e nel suo prosieguo a SUD. Ho toccate brevi tappe di un percorso molto più ricco di storie che andrebbe sviluppato in sede scolastica, stimolando i ragazzi a mettersi in viaggio almeno per un giorno, sulle orme dello scozzese.La descrizione ben fatta del nostro territorio e dei suoi abitanti apre una finestra di conoscenza che andrebbe approfondita per conoscere a fondo elementi di vita quotidiana del 1828.

 

 

 

 

Giovanni Pico

Giovanni Pico

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