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Trotula De Ruggiero: una donna medico per le donne

Trotula secondo Ernesta De Masi: acquerello ritoccato digitalmente.

Il nome “Trotula” sembrerà strano ma è il diminutivo di Trota, nome molto usato per le donne nell’Italia meridionale di mille anni fa. De Ruggiero era una famiglia normanna che viveva a Salerno, ricca e famosa: donò al principe di Salerno, Roberto il Guiscardo, molto denaro per la costruzione del duomo.
Mille anni fa la vita delle donne era molto difficile: erano considerate deboli, frivole e perfino perfide streghe se si fossero occupate di guarigioni. Compito delle donne era quello di sposarsi, generare figli, occuparsi degli affari dei mariti, badare alla casa e alla famiglia. Le donne raramente imparavano a scrivere o a leggere, perché secondo il pensiero dell’epoca questo tipo di educazione non era loro necessario. Erano totalmente sotto la potestà maschile, non potevano possedere beni. Le donne che non si sposavano diventavano monache, potevano occupare posizioni di potere solo se discendenti da importanti famiglie nobili.
Ma Trotula visse a Salerno e questa cittadina, mille anni fa, aveva un ruolo politico e commerciale molto importante nel Sud Italia. Il suo porto permetteva scambi culturali e di merci con popoli non solo del Mediterraneo ma anche del Nord Europa. Per Salerno fu anche importante la vicinanza di Amalfi, fiorente e potente repubblica marinara. A Salerno si incontravano normanni, longobardi, greci, arabi, bizantini e tutte queste differenti culture convivevano in modo pacifico.

Il porto di Salerno. Dipinto di Jacob Philipp Hackert, commissionato da Ferdinando IV di Borbone nel 1788.

Salerno era sede della Scuola Medica Salernitana: la prima e più importante università medica d’Europa nel Medioevo. Esiste una nota leggenda a cui si fa risalire la fondazione della Scuola. Si racconta che un pellegrino greco di nome Pontus, fermatosi nella città di Salerno, trovò rifugio per la notte sotto gli archi dell’antico acquedotto dell’Arce, i cui resti sono ancora oggi visibili nel centro di Salerno. Scoppiò un temporale e un altro viandante malandato si riparò nello stesso luogo, si chiamava Salernus ed era di origini latine. Quest’ultimo era ferito e il greco, inizialmente con sospetto, si avvicinò per osservare da vicino le medicazioni che il latino praticava alla sua ferita. Intanto erano giunti altri due viandanti, l’ebreo Helinus e l’arabo Abdela. Anche essi si dimostrarono interessati alla ferita e alla fine si scoprì che tutti e quattro si occupavano di medicina. Decisero allora di dare vita a una scuola dove le loro conoscenze potessero essere raccolte e divulgate. Questa leggenda testimonia come Salerno fosse il punto d’incontro di differenti culture che si integravano senza difficoltà, anzi, dal confronto, le idee si accrescevano costruendo progresso e nuovi saperi.

Presso questa Scuola venivano da tutta Europa personaggi famosi a curarsi e molti studiosi di medicina venivano ad approfondire le loro conoscenze. I principi elaborati dai medici salernitani si basavano sulle teorie di Ippocrate e Galeno, antichi medici greci, ulteriormente elaborate con il contributo degli insegnamenti provenienti dalle culture mediorientali.
Anche le donne potevano frequentare questa Scuola, possibilità non concessa a quell’epoca alle donne in altri centri culturali: queste signore, chiamate in latino “Mulieres Salernitanae”, le Dame
Salernitane, potevano studiare, esercitare la professione di medico e tramandare i loro saperi scrivendo libri. Sono passate alla storia come “le medichesse”. Trotula è la più famosa tra le medichesse. Le fu concesso di studiare perché apparteneva ad una famiglia importante. Sposò un dottore della Scuola Medica: Giovanni Plateario, da cui ebbe due figli, che continuarono l’attività dei genitori. Si sa poco della sua vita privata ma ci sono arrivate le sue opere e il suo nome è riportato in altri testi di medicina scritti anche dopo la sua morte.

La scuola medica salernitana in una miniatura presente in “Il canone della medicina” scritto da Avicenna, medico e scienziato vissuto in Persia nel X secolo.

Il suo lavoro fu celebre nel Medioevo in tutta Europa per gli studi legati alla medicina per le donne. La sua fama, così ampia tanto da farla divenire un personaggio quasi leggendario, ha portato alcuni studiosi a metterne addirittura in dubbio l’esistenza. Si è pensato che Trotula fosse un uomo, Trottus: troppo brava per essere una donna! Trotula è sicuramente esistita! Ci sono molte fonti storiche che testimoniano la sua esistenza, il suo lavoro e la sua bravura.

Immagine di Trotula in un manoscritto del XIV sec https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Female_healer,_%3FTrotula,_holding_urine_flask,_14th_C_Wellcome_L0015682.jpg

È stata la prima donna medico ad avere grandissima attenzione per la cura delle donne. Come scrive nei suoi libri, la naturale riservatezza delle donne a parlare dei loro problemi di salute, legate in particolare alla gravidanza e al parto, faceva sì che raramente le signore si rivolgessero a medici, si affidavano così alle levatrici, donne comuni che non avevano alcuna conoscenza scientifica di ginecologia e ostetricia. Ma Trotula è un medico, è donna, moglie e madre ed ha una intelligenza e sensibilità particolari che le consentono di affrontare questi argomenti con rigore ma anche con la discrezione e la delicatezza richieste dall’argomento.

Trotula cercò nuovi metodi per rendere il parto meno doloroso e per il controllo delle nascite, considerava la prevenzione un aspetto fondamentale della medicina, praticava e divulgava metodi nuovi di cure, dolci, con medicamenti ricavati principalmente dalle piante, sottolineando l’importanza che l’igiene e l’alimentazione equilibrata hanno per la salute. Si occupò del problema dell’infertilità, cercandone le cause non soltanto nelle donne, ma anche negli uomini, in contrasto con le teorie mediche dell’epoca. I libri da lei scritti contengono proposte di cura fondate su conoscenze presenti nella cultura popolare, ma non si fa mai riferimento alla magia e alla superstizione, il suo punto di vista è libero da ogni pregiudizio, anche religioso: Trotula parla da medico.
Considera la sessualità come una dimensione normale tanto dell’uomo quanto della donna, non come qualcosa di peccaminoso. Guarda il corpo della donna, con il suo equilibrio, i suoi bisogni e non come qualcosa di impuro, fonte di peccato, così come era considerato nel comune sentire dei tempi in cui è vissuta. Parla delle mestruazioni come “fiori”, un’espressione quasi poetica del ciclo, e aggiunge che, come gli alberi senza fiori non producono frutti, così le donne senza i propri fiori sono private della facoltà di concepire. In un periodo storico in cui le mestruazioni erano considerate come espressione dell’impurezza della donna, espressione della colpa legata al peccato originale di Eva di cui vergognarsi, per Trotula sono un sistema naturale di regolazione nel corpo femminile.
Le malattie per la medichessa rappresentano una rottura dell’equilibrio dell’armonia naturale, che è possibile ripristinare, e non conseguenza della colpa e del peccato. Il compito del medico è quello di diagnosticare le cause della rottura di questo equilibrio e somministrare la terapia corretta che per Trotula deve essere dolce, con il minor disagio e dolore possibile. La medichessa propone farmaci a base di erbe delle quali ha una larga e approfondita conoscenza. D’altra parte, vive in un luogo affacciato sul Mediterraneo, caratterizzato da una vegetazione rigogliosa.
Nel centro antico di Salerno oggi è possibile visitare il Giardino della Minerva, luogo di rara bellezza, affacciato sui tetti della città e da cui si domina il golfo. Qui oggi c’è un orto botanico e qui, tanti anni fa, gli allievi della Scuola Medica Salernitana curavano e studiavano le erbe officinali con cui producevano medicamenti.
Trotula godeva di grande stima da parte dei medici che non solo la citavano nei loro trattati ma la interpellavano anche per consulenze. Era molto amata nella sua città: curava quanti ne avessero bisogno, ricchi e poveri, prostitute e religiose. Quando era necessario, visitava le pazienti presso la propria casa. Si racconta che al suo funerale, partecipò un corteo funebre lungo più di tre chilometri.
Oltre ai libri di medicina rivolti agli esperti, scrisse anche un libro di cosmetica: “De ornatu mulierum”. Forse il primo libro di cosmetica scritto da una donna per le altre donne, con tanti consigli per migliorare la propria bellezza. In questo libro si rivolge a donne comuni: nobili e non nobili. Anche l’idea di Trotula della cura della bellezza del proprio corpo è molto innovativa: non può essere vista come distinta dalla cura della salute. Bellezza e salute fanno parte di quell’equilibrio naturale che è importante preservare con una vita sana e la giusta prevenzione. In qualche passo del libro sono evidenti anche obiettivi seduttivi e, per Trotula, se una donna si sente bella è anche serena. Molto significativa è la frase che si legge in questo suo libro di cosmetica: «Dopo aver abbellito i capelli, il viso dovrà essere adornato, se il suo adornamento sarà fatto splendidamente, esso rende belle anche le donne brutte». Quindi per Trotula non esistono donne brutte, tutte le donne possono essere belle se prestano la dovuta attenzione al proprio corpo: la bellezza deriva dall’equilibrio interiore dovuto ad una buona salute. E Trotula ha consigli anche per le donne salernitane che spesso si rovinano il viso con i fiumi di lacrime che versano in occasione della morte di un loro caro e di altre avversità che spesso affrontano.

Illustrazione da un manoscritto medievale di un libro di Trotula.”De ornatu Mulierum”

I consigli abbracciano tutti i campi della cosmesi: depilazione, prevenzione e attenuazione delle rughe, rimozione dei gonfiori dal viso, colorazione dei capelli e loro cura, attenuazione delle macchie cutanee, come lavare i denti ed eliminare l’alitosi, come curare labbra screpolate e gengiviti. Tutti i rimedi prevedono una grande cura per l’igiene personale. Sono molti i consigli che fanno riferimento alla tradizione araba e saracena, a conferma di quanto Salerno e la Scuola Medica fossero aperte alle idee provenienti anche da lontano.

Trotula è come Marie Curie, come Rita Levi Montalcini, come le tante donne che ci affascinano per le conquiste del loro sapere e per il loro coraggio e determinazione. Le opere di Trotula sono davvero entusiasmanti. Terminata la lettura resta nella memoria l’immagine di una donna forte e insieme sensibile e generosa, antica e contemporaneamente moderna con la sua visione così attuale della salute e della bellezza delle donne. Restituisce dignità alle donne che generano la vita e le pone al centro dell’Universo. Trotula ci lascia un messaggio di amicizia, di convivenza pacifica tra differenti culture, di solidarietà tra donne, di gentilezza, di amore per la natura e passione per lo studio e la ricerca.

Ernesta De Masi.

Presidente “Scienza e Scuola”

 

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