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Le organizzazioni criminali non uccidono più? Riflessioni sulle mafie di ieri e di oggi.


Sono trascorsi trent’anni dalle parole della vedova Schifani durante i funerali di Stato, celebrati a Palermo, a seguito della strage di Capaci, in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, marito della donna.

Nel 1992 avevo appena sette anni, ma ricordo ancora lo strazio di Rosaria Costa nel leggere le parole scritte per lei dal prete che le stava accanto per ammaestrarla più che consolarla. In quella scena si riassume tutta la tragedia dell’epoca, in cui non si era liberi neanche di sfogarsi con le parole adatte al proprio dolore. Le vittime innocenti delle mafie sono anche loro, i familiari di chi ha dato la vita per lo Stato, ma non lo Stato che le aveva scritto il prete e che lei avrebbe dovuto citare con un tono di orgoglio, quello Stato che Rosaria Costa ripete a suo modo, con il suo tono, facendo intendere che esiste lo Stato connivente, quello che sapeva e taceva e, addirittura, commissionava.

 

Sono passati trent’anni e, fortunatamente, le stragi di mafia non esistono più perché le organizzazioni criminali hanno cambiato politica. Continua, però,ad esistere lo Stato. E qual è la sua funzione adesso? Si evitano le stragi, ma la situazione non è cambiata di molto. A causa della mancanza dei mezzi necessari per garantire lavoro, lo Stato continua a fare finta di non vedere gli affari delle mafie, a discapito della crescita del lavoro nero e di una sfiducia  sempre più forte  nelle istituzioni.  L’Italia è il paese dell’Unione Europea con la maggiore percentuale di giovani che non studiano e non lavorano. Far finta di non vedere e non cercare di risolvere il problema, non fa che aumentare il potere delle organizzazioni criminali.

Nei giorni in cui si celebra la lotta alle mafie, bisognerebbe ricordare anche questi aspetti perché, come Rosaria Costa, esistono tante persone costrette a tacere per non perdere un posto di lavoro o, semplicemente, per trovarlo. Non è una bella epoca quella in cui viviamo. È vero, non esistono più le stragi, ma che garanzie di vita dignitosa ci sono per un giovane di oggi, soprattutto al Sud?

Il nostro territorio, negli anni,  non è stato esente dall’ egemonia delle organizzazioni criminali. Scorrendo l’ elenco di Wikimafia, mi sono imbattuta nella storia storia della piccola Carmela Pannone, assassinata tra Agropoli e Capaccio Paestum, il 24 Agosto 1989. L’unica “colpa” della bimba, di soli 5 anni, fu di trovarsi in macchina con lo zio, Giuseppe Pannone, pregiudicato di spicco della camorra cutoliana.
Nell’articolo di Repubblica dell’epoca si legge:


Per eliminare un pregiudicato, i killer della camorra non hanno esitato a sparare contro quattro bambini e a ucciderne uno. Il duplice delitto è avvenuto ieri ad Agropoli, in provincia di Salerno. Carmela Pannone, 5 anni, è stata ammazzata assieme allo zio Giuseppe Pannone, 32 anni, di Afragola in provincia di Napoli, in una sparatoria avvenuta davanti ad un supermercato. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, Pannone insieme alle nipoti stava attendendo in auto la moglie che si era recata nel supermercato per alcune spese. Da alcuni giorni il pregiudicato (che era uscito dal carcere nell’ ottobre scorso dove aveva scontato sei anni di reclusione per il reato di associazione per delinquere di stampo camorristico) stava trascorrendo ad Agropoli le vacanze insieme alla moglie e ai figli. Ad un certo momento gli sconosciuti gli si sono avvicinati e gli hanno sparato contro numerosi colpi di pistola alcuni dei quali hanno raggiunto anche i bambini. L’ agguato è avvenuto poco prima delle dieci in una zona particolarmente affollata di villeggianti. Il pregiudicato era a bordo della sua fiat Uno turbo ed era in attesa della moglie che si era recata a far spesa in un vicino supermercato. Sui sediolini posteriori dell’ autovettura c’ erano altri due bambini, oltre quelli colpiti dai sicari: la figlia del pregiudicato Carmela, di tre anni e una nipotina, Teresa Pannone, anche lei di tre. I malviventi sono arrivati sul posto a bordo di una Renault 19. Il commando secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori era formato da quattro uomini. Due di loro hanno ripetutamente sparato attraverso i finestrini, con due pistole calibro 9. La traiettoria è stata obliqua e, per tale motivo, sono stati colpiti anche due dei quattro bambini che erano sui sedili posteriori e che non hanno fatto in tempo a scansarsi. Carmela Pannone, di 5 anni, è morta subito dopo il ricovero nell’ ospedale di Battipaglia per la gravità delle ferite riportate. La bimba era figlia di un fratello del pregiudicato. L’altro bambino, Luigi De Lucia, di sei anni (figlio della sorella del pregiudicato) è stato ricoverato nella sala di rianimazione ed i sanitari si sono riservati la prognosi. In tutta la zona dell’ agguato di stampo camorristico sono stati istituiti dai carabinieri numerosi posti di blocco, ma dei malviventi non si è trovata nessuna traccia. I killer sono fuggiti dopo che il pregiudicato si era accasciato accanto al posto di guida, ormai senza vita, tra le grida atterrite dei bambini e dei villeggianti che avevano assistito alla scena. La Renault 19 è stata poi trovata dai carabinieri, completamente bruciata, a circa un chilometro di distanza, in una zona isolata. La piccola Carmela come si diceva è morta poco dopo il ricovero nell’ ospedale di Battipaglia, dove è stato portato anche Luigi De Lucia. Quest’ ultimo, per la gravità delle sue condizioni, è stato poi trasferito con un’mbulanza nell’ ospedale San Carlo, a Potenza. Il bambino è stato colpito alla testa e le sue condizioni sono definite molto gravi dai sanitari. Nel pomeriggio di ieri è stato sottoposto ad un lungo intervento chirurgico nel reparto di neurochirurgia. Giuseppe Pannone era un pregiudicato di spicco della camorra cutoliana. Era stato da poco scarcerato dopo una condanna a sei anni di reclusione e, dal primo agosto, stava trascorrendo le vacanze, insieme con la la moglie, in un villino di Paestum.

La camorra, qui nel Cilento, non uccide più per strada, ma quante vittime inconsapevoli ci sono oggi? Vale ancora la pena rimanere in silenzio?

Barbara Maurano

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