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Paesaggio sonoro e inquinamento acustico

Vassily Kandinskij, Giallo, rosso, blu, olio su tela, 1925, Musée national d’art moderne, Parigi

Conoscete i colori dei suoni?

Con l’app di Google progetto “Play a Kandisky”, si possono “ascoltare” i colori e anche vedere e “ascoltare” contemporaneamente il famoso dipinto del pittore russo Vasilij Kandinskij (1866 –1944), precursore e fondatore della pittura astratta. A ciascun colore è associato un suono.

Molti pittori e musicisti hanno studiato il legame tra suoni e colori, Kandinskij, in particolare, era quasi ossessionato da questa connessione “Un pittore che non trova soddisfazione nella mera rappresentazione, per quanto artistica, del suo desiderio di esprimere la sua vita interiore ” ha scritto nel suo celeberrimo “Lo spirituale nell’arte”, “non potrà che invidiare la facilità con cui la musica, la meno materiale delle arti di oggi, raggiunga questo obiettivo. Il pittore cerca di applicare i metodi della musica alla sua stessa arte. E da ciò deriva il desiderio moderno per il ritmo nella pittura, per la costruzione astratta e matematica, per la ripetizione di note di colori, per la stesura di colori in movimento”


Ma perché parlarvi di questo argomento? Credo che oggi i rumori caotici che affliggono tutti i giorni il nostro udito ci abbiano tolto la sensibilità di percepire le sfumature, l’armonia, la suggestione e anche i colori dei suoni. Chi si occupa di sinestesia studia in modo scientifico la contaminazione tra percezioni sensoriali e quindi anche le relazioni tra colori, suoni ed emozioni.

Ma ritorniamo ai suoni e ai rumori delle nostre città: tutte hanno la propria colonna sonora. Frastuoni, rumori assordanti, vocii indecifrabili caratterizzano le metropoli. I piccoli centri urbani, i paesi di campagna sono rappresentati da rumori naturali, silenzi a volte interrotti solo dal calpestio di qualche tacco sul selciato o dal rumore di un pallone che rimbalza sul pavimento. Le città parlano, suonano, fanno sentire la propria voce. Ascoltarle significa cogliere il ritmo della vita e il nostro rapporto con lo spazio.

Il compositore e ambientalista canadese Raymond Murray Schafer (1933 – 2021), fondatore dell’ecologia acustica, ha sviluppato il World Soundscape Project (Progetto sul paesaggio sonoro mondiale). Soundscape è un neologismo inglese composto da sound, suono, e landscape, paesaggio. Obiettivo del progetto è quello di studiare le connessioni tra gli esseri umani e i loro ambienti attraverso i suoni che li circondano, un tentativo dunque di studiare una comunità attraverso il suo paesaggio sonoro e di trovare soluzioni ecologicamente valide in cui il rapporto tra abitanti e ambiente sonoro sia in armonia.

Il termine paesaggio assume dunque un significato profondo: è tutto quanto possiamo percepire con i nostri sensi, e non solo con la vista, e ci riconnette con la storia e il carattere dell’umanità che abita i luoghi.
Da alcuni anni, anche in Italia, il 18 luglio si festeggia “La Giornata mondiale dell’ascolto”: è stata scelta questa data per onorare il compleanno di Raymond Murray Schafer. Questa ricorrenza ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini a tutti i problemi connessi con l’ascolto: scoperta e valorizzazione dell’ambiente sonoro naturale, importanza dell’ascolto reciproco tra persone, riflessioni sull’inquinamento acustico e proposte per ridurlo.

Ma cosa significa paesaggio sonoro e che cos’è l’ecologia acustica?

Secondo Schafer il paesaggio sonoro è composto da diversi elementi: le toniche (keynote sounds), i segnali (sound signals) e le impronte sonore (soundmarks).
Tonica sta ad indicare un suono che potrebbe non essere sempre udito coscientemente in alcuni ambienti, ma che mette in evidenza il carattere delle persone che vivono in quel luogo. Sono, per esempio, toniche i suoni naturali: il fruscio del vento, i versi degli animali, il gorgogliare dell’acqua che scorre. In molte città il rumore del traffico è diventato una tonica.

I segnali sono suoni uditi coscientemente, come, per esempio, i suoni prodotti da dispositivi d’allarme, strumenti musicali, ecc.

Le impronte sonore sono i suoni caratteristici di un’area. Secondo Schafer, una volta identificata un’impronta sonora deve essere protetta, perché le impronte sonore caratterizzano la vita acustica di una comunità.

In molte città italiane si stanno realizzando archivi storici con raccolte e registrazioni di suoni dei luoghi che ne costituiscono il paesaggio sonoro per non perderne la memoria e si stanno costruendo mappature sonore delle città.

Leggendo queste notizie, il pensiero va al film “Il postino” di Troisi e alla poetica immagine del protagonista che registra i suoni dell’isola e il battito del cuore di Pablito che sta per nascere per inviarli a Neruda, affinché non dimentichi l’isola e l’amico.

Strettamente legata al concetto di paesaggio sonoro è l’ecologia acustica. Questa disciplina si è sviluppata recentemente: è nata per studiare i paesaggi sonori, ossia per studiare i suoni di un ambiente e le relazioni con le comunità che vi vivono, anche considerando la sempre maggiore invasione dei rumori non naturali prodotti dall’uomo e dunque l’inquinamento acustico.
Questo tipo di inquinamento è causato da un’eccessiva esposizione a suoni e rumori di elevata intensità. Questo può avvenire in città e in ambienti naturali.
Certamente chi vive nelle città o lavora in ambienti quali industrie o nel traffico è più esposto ai danni che possono derivare dall’inquinamento acustico, danni che possono arrivare anche alla perdita dell’udito.
L’immagine mette in relazione l’intensità di particolari suoni con i danni che ne possono scaturire.

Nel grafico l’intensità del suono è espressa in decibel (simbolo dB). L’intensità è la caratteristica del suono che consente di distinguere i suoni forti (intensità maggiore) da quelli deboli (intensità minore). Nel linguaggio quotidiano, quando diciamo che “stiamo alzando il volume”, significa che stiamo aumentando l’intensità del suono prodotto da un dispositivo o dalla TV. In Italia esistono norme molto precise che permettono di tutelare la salute del cittadino migliorando la vivibilità delle città dal punto di vista acustico.
Ma poche regole, seguite da tutti, certamente potrebbero contribuire a migliorare il benessere di chi ci circonda: suoni che possono essere gradevoli per alcuni non è detto che lo siano per gli altri.

E allora: possiamo abbassare il volume dello stereo e della televisione se non è proprio necessario tenerlo alto, sui mezzi di trasporto possiamo tenere abbassate le suonerie dei cellulari, possiamo evitare di suonare clacson o campanelli per le strade quando non è necessario o fare rumori in casa quando nel condominio qualcuno potrebbe riposare.
Possiamo dedicarci al soudwalking definito dalla sua promotrice, la musicista Hildegard Westerkamp, componente dello stesso gruppo di Raymond Murray Schafer, come ” … qualsiasi escursione il cui scopo principale è ascoltare l’ambiente, esponendo le nostre orecchie a ogni suono intorno a noi. “

Oppure possiamo mappare, come il postino di Troisi, i suoni dei nostri territori.
Quali sono i suoni e rumori tipici dei luoghi dove viviamo che possono scomparire in futuro? Ci sono dei suoni tipici dello stile di vita, delle tradizioni e della cultura da salvaguardare e valorizzare come parte del patrimonio artistico-culturale?
Ci sarebbe tanto lavoro da fare…

Ridurre l’inquinamento acustico può contribuire a raggiungere alcuni degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Ernesta De Masi

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