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Il caso sanremese di Luigi Tenco: una storia di depistaggi e mezze verità

 
La morte di Luigi Tenco, avvenuta la notte del 27 gennaio del 1967, nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, suscitò molto scalpore: il cantautore, in quei giorni, partecipava al Festival di Sanremo, dividendo il palco con Dalida, con la canzone “Ciao amore, ciao”. Come da regolamento, in quell’epoca si faceva cantare lo stesso brano a due interpreti diversi.

Luigi Tenco morì a causa di un colpo di pistola sparato alla tempia: il cantautore di origini piemontesi possedeva una pistola, che aveva comprato per autodifesa, perché si sentiva seguito e minacciato. Qualche giorno prima, nei pressi di Santa Margherita Ligure, Luigi Tenco fu speronato da due auto, che cercarono di spingere la sua automobile fuori strada.
La tesi ufficiale parla di suicidio e le cronache dell’epoca riportarono tali fatti, corroborando quanto indicato dagli inquirenti.


La scena del crimine è stata inquinata, non si sa se con relativi depistaggi, oppure in modo casuale. Fu la cantante Dalida a trovare per prima il corpo del cantautore.

Secondo altre ricostruzioni, invece, il corpo di Tenco sarebbe stato rinvenuto da Lucio Dalla, che alloggiava nella stanza accanto. A tal proposito, nel 2011, lo stesso Dalla affermò: «Di Luigi ero molto amico e all’Hotel Savoy, io alloggiavo proprio nella stanza accanto. Non mi accorsi di nulla. Quando mi avvicinai alla stanza, vidi le gambe di Luigi, steso a terra. Convinto di un malore, mi misi a cercare un medico».


Ripercorriamo i momenti di quella drammatica serata sanremese, attraverso una ricostruzione degli eventi: il brano “Ciao amore, ciao” non viene apprezzato dalle giurie, non riuscendo ad entrare nella classifica finale; successivamente, Tenco, dopo aver cantato, si chiude nella sua stanza d’albergo e parla al telefono per circa 40 minuti con un’amica, fino all’una di notte. In questa telefonata, Tenco le disse di aver scritto un promemoria, comprensivo di nomi e cognomi, in cui denunciava il gioco delle combines a Sanremo e tutti gli affari loschi che ci sono dietro la “macchina dello show sanremese”, ma questo promemoria non fu mai rinvenuto.

Un’ora dopo, erano circa le 2:10, Lucio Dalla e Dalida scoprono il corpo senza vita del cantante: il cadavere di Luigi Tenco presentava un foro di proiettile nella tempia destra; successivamente, intorno alle 5:20, fu allegato agli atti un foglietto scritto a mano, in cui il cantautore spiegava il motivo del suo gesto estremo.


Nel 2005, la Procura di Sanremo dispone la riesumazione della salma di Tenco per nuovi esami, confermando la tesi del suicidio.
Nel maggio del 1987, anche Dalida si toglie la vita assumendo una dose eccessiva di barbiturici, che le provoca un’overdose: la cantante italiana, naturalizzata francese, aveva già tentato il suicidio vent’anni prima, esattamente un mese dopo la tragica fine di Tenco.

Sul caso di Luigi Tenco sono molte le incongruenze e gli elementi ancora non chiari di questa situazione. Ma procediamo per gradi: l’arma con cui Tenco si sarebbe suicidato non venne vista sulla scena del crimine da Dalida, allorquando scoprì il corpo. Il commissario Molinari, di cui si ipotizza l’ appartenenza alla loggia massonica P2 (tessera n. 767), per scattare la foto da allegare al fascicolo del caso, posizionò, sotto i glutei del cantante, la sua pistola Beretta di ordinanza. Infatti, la pistola di Tenco, una Walther PPK (PPK/L) 7.65 fu trovata nel cruscotto della sua ALFA GT 1600, poi repertata successivamente. Il bossolo ritrovato nella stanza d’albergo del cantautore, non era quello della sua pistola, ma apparteneva ad una Beretta.


Altro depistaggio riguarda il “biglietto di addio” che non venne ritrovato sulla scena del crimine, ma consegnato successivamente alla polizia. Gli investigatori interpretarono questo biglietto come una sorta di “lettera d’addio”, ma questo foglietto era un promemoria, composto di altre pagine, in cui l’artista annunciava il ritiro dalle scene, come atto di protesta e non sussisteva nelle intenzioni del cantautore la volontà di suicidarsi.


Naturalmente, anche se i rilievi e le indagini sul “caso Tenco” sono stati diversi, soprattutto ad alcuni anni di distanza dai fatti accaduti, sussistono, tuttavia, alcune aporie e incongruenze, legate sia all’approssimativa e frettolosa “liquidazione” di tale “fatto di sangue” come “suicidio”, sia per i tanti depistaggi ed elementi controversi rintracciati sulla scena del “catalogato suicidio”.

Simona Di Lucia.

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2 risposte

  1. Loredana Milito ha detto:

    Sempre da apprezzare gli articoli dalla dottoressa Di Lucia, che nella disamina di alcuni aspetti, di passati avvenimenti pongono nuovi interrogativi, i fatti esposti con sobria ricostruzione nel chiarire le dinamiche degli eventi accaduti, lasciano spazio ad ulteriori interrogativi. 👍

  2. David ha detto:

    Un attenta e mirata analisi sul caso “Tenco” !

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