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Teodolinda. La regina dei Longobardi


Tra i racconti di donne che hanno fatto la storia, diventando mirabili icone, non può mancare la regina Teodolinda.

La figura di Teodolinda (570-627 d.C.), regina dei Longobardi, è una delle più affascinanti della storia italiana ed europea. La sua storia è quella di una donna forte e determinata, il cui nome significa “scudo del popolo” nella lingua del suo paese di origine, la Baviera.
Teodolinda, era figlia del re dei Bavari e nel 588 sposò Autari, re dei Longobardi. Il matrimonio rafforzò la monarchia longobarda di fronte all’aggressività dei Franchi e nello stesso tempo, rappresentò un certo ravvicinamento dei capi longobardi alla Chiesa.
Alla morte di Autari, avvenuto dopo un anno soltanto di matrimonio, essa sposò Agilulfo, duca di Torino. La coppia si adoperò per stringere accordi con i Franchi e gli Avari per garantire la pace ai confini del nord Italia e si concentrò nel conquistare i restanti possedimenti ai sovrani dell’Impero Romano d’Oriente.
Alla morte di Agilulfo, Teodolinda mantenne la reggenza fino alla maggiore età del figlio. I suoi buoni rapporti con il papa Gregorio Magno servirono al miglioramento dei rapporti tra il clero cattolico e i Longobardi, ma determinò una grave spaccatura tra la componente ariana del suo popolo e quella cattolica moderata. Suo figlio fu battezzato con il rito cattolico; tuttavia Agilulfo non si convertì anche se non ostacolò che altri lo facessero. Grazie a lei, le conversioni furono numerose e continuarono in seguito, nonostante i conflitti fra sentimenti religiosi ariani e cattolici.

Il popolo, colpito dalla sua straordinaria bellezza ed eleganza, ne celebra la magnificenza attraverso leggende, tra le quali la più famosa è quella legata alla nascita del nome moderno della città di Monza e alla costruzione del Duomo.
La leggenda narra che Teodolinda, da poco convertita al cattolicesimo, abbia sognato il Salvatore che le diceva di costruire una chiesa nel luogo in cui avrebbe visto posare una colomba bianca. Durante una battuta di caccia nei territori circostanti Monza, la regina decide di riposarsi e in sogno le appare la colomba bianca che si posa poco distante da lei e pronuncia la parola Modo (qui), alla quale lei risponde Etiam (si), indicandole così il luogo esatto dove far costruire l’edificio religioso. Dall’unione delle due parole pronunciate dalla colomba e dalla regina si forma il nome Modetia, dal quale deriva l’attuale Monza.
In seguito al sogno la regina Teodolinda mantenne la promessa e fece erigere una cappella con pianta a croce greca, della quale oggi rimangono solo alcuni muri. Alla sua morte, il corpo venne tumulato nella cappella che non era ancora stata terminata; oggi le spoglie della regina dei Longobardi si trovano in un sarcofago all’interno del duomo di Monza, in una cappella conosciuta proprio con il suo nome.

 

Le pareti della cappella sono affrescate con scene di vita della regina, compreso il sogno e l’apparizione della colomba, realizzate dai fratelli Zavattari nel XV secolo, in base alle cronache narrate da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum e alle Chronicon Modoeteinse di Bonincontro Morigia. Affreschi singolari per la grazia dei personaggi nelle scene di corte longobarda, rivisitati negli sfarzosi costumi dell’epoca dei Visconti.
Nello stesso luogo è conservata anche la leggendaria Corona Ferrea fatta realizzare per volere della Regina.

La Corona è una fascia composta da sei piastre in oro arricchite da pietre smeraldine, rubini, ametiste e zaffiri, ricoperte di smalti in forma di fiori blu lapislazzulo, viola, bianco avorio su fondo verde, disegnati da filetti dorati. Eppure, per la tradizione non sono questi inserti a rendere la corona un oggetto pieno di misticismo, bensì lo stretto anello in ferro che corre internamente alla corona. Si tratta, secondo la storia cristiana, di uno dei chiodi della Croce, portati in Italia dalla Terra Santa da Sant’Elena. La donna scelse uno dei chiodi sacri per comporre la corona che avrebbe incoronato suo figlio Costantino re della cristianità. Da allora la Corona ferrea fu utilizzata per incoronare tutti i regnanti d’Italia, dai Longobardi fino a Napoleone Bonaparte. Lo stesso fecero anche i Savoia, continuando la tradizione fino a re Umberto I.
Oggi la corona si trova nella cappella di Teodolinda, sull’altare a lei dedicato, realizzato nel 1896 da Luca Beltrami.

All’interno del Tesoro del Duomo di Monza si può ammirare anche l’evangelario di Teodolinda, di cui resta unicamente la copertura in oro, smalti e cammei. Le complesse tecniche della filigrana e dello sbalzo rappresentano un vero sfoggio di abilità che Papa Gregorio I volle donare a Teodolinda per l’avvenuta conversione del popolo longobardo dall’arianesimo alla religione cristiana.
La regina Teodolinda è identificata la più affascinante e eminente tra le regine dei Longobardi, Teodolinda ci appare come un esempio insuperato di sovrana saggia e pia, capace, nonostante la propria condizione femminile e la complessa situazione in cui si trovò a operare, di svolgere un ruolo di rilievo nelle vicende politiche e religiose della sua epoca, affiancando entrambi i mariti nel difficile tentativo, che giungerà a compimento solo un secolo dopo con Liutprando, di dare vita a un regno di portata nazionale, frutto del superamento delle divisioni religiose e della pacifica unione dell’etnia longobarda e di quella romana, nonché fondamento di quel Regnum Italiae che tanta parte nella storia dell’Europa medievale.

Mariaconsiglia Di Concilio.

 

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