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L’infortunio dell’atleta

Il recupero della piena efficacia fisica e mentale


Meno di un mese fa Sofia Goggia, campionessa olimpica nella discesa libera nel 2018, riceveva l’impietoso esito degli esami a cui si era sottoposta a seguito della rovinosa caduta in gara a Cortina: parziale lesione dei legamenti del ginocchio (già operato nel 2013).

Era il 23 gennaio e la speranza di vederla ai nastri di partenza dei Giochi di Pechino pareva infrangersi contro l’evidenza di quella risonanza magnetica. Tuttavia l’atleta azzurra, fin da subito, ha manifestato la ferma convinzione di poter difendere il titolo olimpico. Si è, dunque, sottoposta a una terapia sperimentale che prevede, attraverso la diffusa tecnica delle infiltrazioni, di introdurre piastrine arricchite nei legamenti intrarticolari.

La fisioterapia e la sua immensa tenacia le hanno permesso non solo di partecipare ai Giochi ma di strabiliare il mondo dello sport conquistando un eccezionale argento nella finale di discesa libera. L’atleta bergamasca, in piena trance agonistica, ha addirittura manifestato rammarico per l’oro sfumato per pochi decimi di secondo, prima di rendersi conto del miracolo sportivo che aveva appena realizzato. Miracolo sportivo figlio di una grandissima forza mentale, elemento imprescindibile per diventare atleti di quel livello, che considera l’evento infausto dell’infortunio come un rischio collegato alla propria attività.

Ma come può reagire all’infortunio chi, invece, pratica lo sport a livello amatoriale? Anche in tale ipotesi l’aspetto mentale assume un ruolo fondamentale. Sul punto negli ultimi anni la figura dello psicologo dello sport ha assunto un peso notevole: sempre più spesso anche gli amatori e i dilettanti ricorrono a percorsi di mental training per affrontare la fase, spesso lunga, della riabilitazione fisica. L’infortunio, anche per gli atleti dilettanti, costituisce un evento che va al di là del mero trauma fisico. Non è solo il dolore fisico il lascito indesiderato dell’infortunio: la paura del ritorno alle gare, l’isolamento rispetto al gruppo squadra, la sospensione dell’attività sportiva. I sentimenti più ricorrenti sono rabbia, paura e impotenza; con il supporto di specialisti si impara a gestire e correttamente indirizzare tali sensazioni verso l’obiettivo del rientro all’attività sportiva.

Può essere utile ripercorrere le fasi dell’incidente, anche per comprenderne meglio la dinamica; si cerca di stimolare l’atleta a concentrarsi sulla gestione e la conoscenza del proprio corpo; si individuano attività attraverso le quali l’atleta possa rilassarsi evitando di eccedere nella rincorsa al recupero, fonte spesso di guarigioni parziali con conseguenti ricadute traumatiche.

Francesco Di Tommaso

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