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Gennaio e le sue radici

La parola gennaio deriva dal latino Ianuarius che deriva dalla divinità romana Giano, divinità preposta alle porte e ai ponti che in generale rappresentava ogni forma di passaggio e mutamento.

Per gli antichi romani il mese di gennaio era il simbolo di un nuovo inizio, significativamente incarnato nel dio Giano, divinità bifronte, capace cioè di guardare contemporaneamente al passato e al futuro, padre del creato e custode della città in tempo di guerra. È da lui, e dal suo affascinante mito, che nasce il nome che utilizziamo ancora oggi per il primo mese dell’anno e per il primo mese dopo il Solstizio d’inverno, ovvero il mese in cui la luce inizia, lentamente, a trionfare sulle tenebre. Nella sua riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio d’inverno, gennaio, che con la riforma giuliana del 46 a.C. passò ad essere il primo dell’anno.

A testimoniare l’importanza di Giano come divinità per i romani sono anche gli epiteti. Giano è deorum deus cioè Dio degli dei e anche Ianus pater, Giano padre. Secondo la leggenda fu lo stesso dio Quirino, ovvero Romolo, a innalzargli un tempio dopo la vittoria sui Sabini.

Scrive Guènon nel 1990: “..i suoi due volti, secondo l’interpretazione corrente, rappresentano rispettivamente il passato e il futuro; ora, questa considerazione del passato e del futuro si ritrova evidentemente per qualsiasi ciclo, come per esempio il ciclo annuale,  quando lo si esamini dall’una o dall’altra delle sue estremità. Da questo punto di vista, d’altronde, è importante aggiungere per completare la nozione del ‘triplice tempo’ che, fra il passato che non è più e il futuro che non è ancora, il vero volto di Giano, quello che guarda il presente, non è, si dice, né l’uno né l’altro di quelli visibili. Questo terzo volto, infatti, è invisibile, perché il presente, nella manifestazione temporale, non è che un istante inafferrabile; ma quando ci si eleva al di sopra delle condizioni della manifestazione transitoria e contingente, il presente contiene invece ogni realtà.”

Uno sguardo al passato e uno al futuro. Giano Bifronte è sempre rappresentato come bicefalo. In epoca classica la sua figura era posta come simbolo sulle porte e sui portali come a custodirne l’entrata e l’uscita. Nella rappresentazione classica egli portava in mano, come i portinai, una chiave e un bastone, mentre le sue due facce erano rivolte nelle due direzioni opposte a sorvegliare entrata e uscita.
Alcune rappresentazioni vedono anche un Giano Quadrifronte, con quattro facce rivolte verso i punti cardinali.

La figura di Giano spiccava su moltissimi archi nella città di Roma, e in suo onore venivano costruiti numerosi templi che, però, era meglio restassero saldamente chiusi. L’apertura delle porte del tempio di Giano al Foro romano, infatti, poteva voler dire una sola cosa: guerra.

Questa curiosa pratica religiosa veniva praticata fin dai tempi dei primi re di Roma, ai quali peraltro risalirebbe la costruzione del tempio del Foro, all’epoca della guerra contro i Sabini: mentre i soldati erano impegnati a respingere i nemici giunti alle porte della città, dal tempio del dio irruppe improvvisamente un torrente d’acqua violentissimo, che spazzò via la minaccia risucchiando l’esercito sabino. Da allora, ogni volta che una nuova guerra tornava a minacciare la città, le porte del tempio dovevano restare spalancate per permettere alla divinità di intervenire, in caso di bisogno, per poi essere chiuse in tempo di pace.

Il tempio di Giano era posto nel Foro romano, composto da un arco a due ingressi. Questo arco era il più antico e importante santuario di Giano, e la statua era collocata al centro del passaggio, che forse era un’antica porta cittadina. Dell’edificio resta solo una traccia in una moneta risalente al periodo di Nerone.

Il tempio di Giano immaginato da Rubens
                                                                                    

Giano è quindi colui che possiede gli inizi, i passaggi, le soglie, materiali e immateriali; il passaggio sotto un nuovo arco ma anche una nuova impresa nella vita personale, di tutti i contrari, della pace e della guerra.
I romani chiudevano l’anno con i Saturnali, le feste per il dio Saturno, e festeggiavano il nuovo anno con le celebrazioni per Giano durante il primo gennaio.
A Giano bifronte era dedicato nell’antichità il primo mese dell’anno. Rappresentato con un volto che guarda avanti ed uno rivolto indietro, egli veniva giustamente considerato come il dio degli inizi. C’è un insegnamento: per guardare al futuro occorre avere coscienza del proprio passato. Buon anno.

Mariaconsiglia Di Concilio

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