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Traffico di esseri umani: un mercato in espansione

Il traffico di esseri umani è un mercato criminale gestito da alcune organizzazioni malavitose, che ne fanno una florida “occasione di profitto”: quasi un milione di persone, ogni anno nel mondo, ne è vittima. Il fenomeno del traffico di persone è una forma “moderna” di schiavitù, che produce milioni di dollari annualmente, ed è secondo solamente al traffico di stupefacenti e di armi.

Nel Protocollo delle Nazioni Unite contro la tratta delle persone, tale pratica criminale viene definita come: «il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggiamento o l’accoglienza di persone con la minaccia di ricorrere alla forza, o con l’uso effettivo della forza o di altre forme di coercizione, mediante il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o una situazione di vulnerabilità, o con l’offerta o l’accettazione di pagamenti o di vantaggi al fine di ottenere il consenso di una persona avente autorità su di un’altra, ai fini dello sfruttamento. Lo sfruttamento include, come minimo, la riduzione in schiavitù, attraverso la prostituzione di altre persone, o altre forme di sfruttamento sessuale, lavori o servizi forzati, schiavismo o prassi affini allo schiavismo, servitù o prelievo di organi».

Il Parlamento italiano ha fatto sua la Convenzione e i Protocolli delle Nazioni Unite, tramite la legge n. 146/2006. Nell’anno 2003 è stata emanata la legge n. 228/2003: sono stati introdotti sostanziali modifiche agli articoli 600, 601, 602 del codice penale, che si sono innestati in un processo atto a porre un argine alla riduzione o al mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi.


In Italia, a partire dal 1998, le vittime di tratta possono usufruire di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, al fine di “consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”, come recita l’articolo 18, al comma 1, del Decreto Legislativo n. 286/98, in materia di immigrazione. La norma richiamata consente alla vittima di praticare due possibili strade: quella della denuncia in sede giudiziaria e quella di un recupero socio-psicologico.

In Italia, a Palermo, nell’anno 2000, si è tenuta la Conferenza delle Nazioni Unite riservata alla presentazione della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale. Nel corso del meeting, sono stati presentati due protocolli dedicati, rispettivamente, alla prevenzione, repressione e punizione della tratta di persone e al contrasto del traffico di migranti.

Rispetto al traffico di migranti, la tratta di esseri umani avviene senza l’approvazione dei soggetti ed è finalizzata allo sfruttamento delle persone, piuttosto che alla migrazione in un altro Stato.
Gli esseri umani sono da sempre in movimento: i flussi migratori hanno caratterizzato la storia del mondo, fin dai tempi antichi. A maggior ragione, nelle società contemporanee, le persone emigrano, spinte dalla voglia di trovare lavoro, di migliorare la propria esistenza o di trovare una più opportuna collocazione sociale nelle società dove stabiliscono i loro centri d’interesse. Le migrazioni avvengono da Est a Ovest, da Sud a Nord e soprattutto dai Paesi del Terzo Mondo verso le nazioni occidentali.

L’iter migratorio avviene in questo modo: il migrante ricorre alla criminalità organizzata che gestisce il servizio migratorio, per l’ingresso illegale dal Paese d’origine al Paese di destinazione. Successivamente, i migranti restano ostaggio di trafficanti e di scafisti che mettono in atto condotte coercitive, recludendoli in centri di detenzione e conducendoli, successivamente, nei Paesi di destinazione, dietro il pagamento di compensi cospicui, via terra o via mare, su mezzi di fortuna, palesemente inadeguati, per la mole di persone che ospitano. Durante questi tragitti inumani, i migranti sono sottoposti a qualsiasi tipo di violenza fisica e psicologica, al fine di mantenere le vittime in una condizione di schiavitù. La tratta di esseri umani non risulta collegata solamente allo sfruttamento sessuale dei migranti, ma comprende lo sfruttamento di manodopera, oltre che vessazioni domestiche, ricatti e violenze di ogni genere.

La tratta di esseri umani (human trafficking) e il traffico di migranti (migrant smuggling), spesso si intrecciano: le due fattispecie criminali, indubbiamente, possiedono dei fili conduttori comuni, tuttavia, tali fenomeni sono diversi tra di loro. Mentre il traffico di migranti rappresenta un reato contro lo Stato, la tratta di esseri umani configura un reato contro la persona e pone in essere lo sfruttamento della risorsa umana.
Oltre che per finalità sessuali, alcune parti del corpo sono utilizzate anche per finalità biologiche: ci si riferisce al traffico illecito di organi (organ trafficking) per trapianti illegali.

Quando si fa riferimento alla tratta a scopo di traffico di organi, non si può prescindere dal fatto che il reclutamento e il trasporto dei donatori risultano soggetti ad atteggiamenti coercitivi. Parallelamente, tali pratiche criminali sono accompagnate da un commercio internazionale di organi che include anche l’Italia, sia in forma di compravendita di organi tra adulti consenzienti, sia in forma di viaggi che persone facoltose dei Paesi dell’Occidente fanno nei Paesi sottosviluppati, al fine di ricevere un trapianto illegale.

Il traffico di maggior rilievo riguarda l’espianto e il trapianto del rene, perché tale organo risulta più semplice da espiantare e conservare, e perché il donatore può continuare a vivere.
I trafficanti di organi, a volte, godono dell’appoggio di settori deviati delle istituzioni, che favoriscono una maggiore diffusione di tale mercato criminale. Spetta, quindi, ai governanti dei vari Paesi, nonché agli organi giudiziari e di polizia monitorare e contrastare simili fenomeni criminali, attraverso più stringenti strumenti coercitivi nei confronti degli offender, oltre che fornire alle vittime strumenti di prevenzione e protezione.

Simona Di Lucia

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Una risposta

  1. Lucia ha detto:

    Buon articolo complimenti

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