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Il teatro dei De Filippo: storia di una giornata particolare.

Lunedì 6 Dicembre scorso ho avuto la fortuna di essere invitato ad assistere, nel Teatro San Carlo di Napoli, all’anteprima del film “I fratelli De Filippo” diretto da Sergio Rubini e prodotto da Rai Cinema. Di per sé, sulla carta, l’evento creava suggestione. In me, cresciuto a pane e De Filippo, con la fortuna poi di aver intrapreso la carriera di attore, ha suscitato un interesse particolarmente emozionante.

Ho voluto che mi accompagnasse mia moglie Ornella, proprio per infondere ancora di più nell’aria a me circostante un’aria di famiglia; quell’aria che ho respirato (e respiro) fin dalle mie prime uscite sui palcoscenici d’Italia. È d’uopo, a questo punto, un piccolo excursus personale che non vuol essere, però, un’autocelebrazione ma una semplice enunciazione di fatti per far intendere la suggestione e l’interesse di cui parlo ai lettori.

La prima compagnia di grande spessore nella quale ebbi l’onore di recitare (verso la fine del secolo scorso) fu quella di Aldo Giuffré, il mio primo grande maestro, attore dal talento smisurato che aveva cominciato proprio nella compagnia di Eduardo, il suo primo grande maestro, nel 1947 in “Napoli milionaria”. Nel tempo aveva affinato la sua incredibile arte scenica ma non smetteva di ripetere che Eduardo era stato il suo primo maestro (sebbene poi nella sua carriera avesse incontrato Baseggio e Strehler).

Recitavamo “Il medico dei pazzi” di Scarpetta, padre naturale dei fratelli De Filippo, in una nuova e “più ragionata” versione, grazie all’adattamento di Aldo. In quella compagnia agivano (per mia grande fortuna) anche Aldo Bufi Landi, che entrò ventenne nella Compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo” (quindi anche con Peppino e Titina), esordendo al Teatro Kursaal di Napoli in “Cupido scherza e spazza” per poi trovare in “Napoli milionaria!” proprio Aldo Giuffré (con il quale strinse un’amicizia lunghissima e duratura), e Clara Bindi, che diventerà moglie di Bufi Landi, anche lei entrata nella compagnia di Eduardo nel ’47. Era già un sogno lavorare con Aldo Giuffré, uno dei più grandi attori del Novecento, ma Bufi Landi e la Bindi furono, per me come per gli altri giovani presenti in compagnia, una continua fonte di erudizione, pronti, com’erano sempre, a darci suggerimenti e consigli, premettendo, ogni volta, “Eduardo ci ha insegnato così”!

Dopo quella prima esperienza, entrai a far parte della Compagnia di un “vero” De Filippo, Luigi, figlio di Peppino. Mi aveva visto recitare proprio nel “Medico dei pazzi” e chiese al suo impresario di scritturarmi per la sua Compagnia. Fu una collaborazione lunga e leale. Luigi mi onorava della sua amicizia. A dire il vero, credo che i De Filippo non cercassero veri e propri “amici”; piuttosto, avevano compagni di scena che stimavano per le loro qualità attoriali e umane e, dunque, con alcuni di loro, stringevano rapporti più stretti, che continuavano oltre la frequentazione “coatta” delle tournée.

Una volta Luigi m’invitò a pranzo; eravamo a Foggia e recitavamo una commedia di Peppino e Titina, “Ma c’è papa!”. Parlammo di molte cose, ci intrattenemmo diverso tempo in quel ristorante, oltre il pasto; mi raccontò anche (e molto) della sua famiglia, sempre con sussiego e rispetto. Altre volte successe, anche nella sua bella casa ai Parioli, nella quale ascoltai dalla sua voce alcune sue commedie inedite, in pieno stile di famiglia. Per quanto Peppino gli avesse insegnato il mestiere e tramandato un’enorme vis comica, Luigi era ammirato dalla figura dello zio Eduardo, con il quale condivideva la passione per la scrittura. Conservo ricordi meravigliosi di quegli anni: Luigi era un eccellente direttore, riusciva sempre a creare un ottimo gruppo di lavoro, con attori e tecnici molto affiatati, continuando nella strada tracciata dai suoi familiari.

Questo (e molto altro che qui non cito per non annoiare il lettore) mi ha fatto vivere l’esperienza dell’anteprima del film di Rubini in maniera particolare, oserei dire “viva”. Mi sono ritrovato in quelle scene, in quei modi di fare e di recitare, in un ambiente familiare e caro. Ho visto, in due ore, la genesi del mio e del nostro teatro, ciò che posso considerare, a pieno titolo, la mia scuola, fondata da Eduardo Scarpetta e continuata da Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, e poi da Luigi e Luca. Centocinquant’anni di storia teatrale di un’unica famiglia che passa attraverso regni, guerre mondiali e cambiamenti epocali della società, raccontati con stile inconfondibile da ognuno dei protagonisti.

Il mio caloroso “grazie”, dunque, va oggi a chi ha pensato il film, che presto vedremo anche sulla Rai. Ai produttori, tra cui c’è Marco Balsamo; agli attori tutti, molti dei quali amici, con una particolare nota di merito per Biagio Izzo e la sua bellissima e intensa interpretazione di Vincenzo Scarpetta; a Sergio Rubini, regista del film, che oltre ad aver compiuto una grande opera, ha regalato a me e ed altri attori la consapevolezza di essere parte di quel meraviglioso processo creativo che è “Il Teatro dei De Filippo”.

Pierluigi Iorio

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