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LA CASA DEL FAUNO: IL MOSAICO DI ALESSANDRO E DARIO


Chi di voi andando a visitare il meraviglioso parco archeologico di Pompei ha avuto la fortuna di vedere dal vivo la splendida “casa del Fauno”? Vi siete mai chiesti cosa effettivamente volesse significare o comunque che funzione decorativa avessero tutti quegli splendidi mosaici al suo interno? Beh, io sì, ed ho provato a darvi una risposta…

La casa del Fauno prende il nome dalla statuetta, che non rappresenta un Fauno, bensì un satiro danzante messo su un basamento elevato, occupa tutto l’isolato e la sua estensione arriva a 3000 mq.
La scelta di questa immagine riprende un significato prestigioso, rappresenta infatti uno stile di vita identico a quello dei regni ellenistici.

Chi aveva la possibilità di entrare in questa casa poteva sperimentare il mondo legato a Dioniso, attraverso una sinestesia sensoriale che non aveva eguali. All’interno, infatti, vi erano sapori, colori, odori, che attivavano tutti i sensi e richiamavano il passaggio dal mondo terreno a quello divino.
Il tutto era accompagnato da splendidi mosaici che decoravano tutta la casa. Il più significativo è il mosaico di Alessandro e Dario che è collocato sul fondo della casa.

Tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che si tratti di una copia di un originale pittorico. Questo stesso schema decorativo, infatti, trova confronti con la ceramica apula. Si tratta dell’opera di un artista di grande qualità e di elevata committenza. Sin dalla prima visione, ciò che risalta è uno dei due personaggi principali, che visto da lontano sempre occupare i 2/3 del quadro e sembra anche essere il vincitore. Man mano che ci si avvicina si nota che la realtà è completamente ribaltata, perché il vero vincitore è Alessandro Magno. Al centro dell’immagine si percepisce il “sistema degli sguardi” che si incrociano fra di loro e vanno di pari passo.
Secondo gli studiosi le interpretazioni date al mosaico sono varie:
Potrebbe trattarsi della imminente fine di Dario? O ancora la desolazione del paesaggio potrebbe essere una metafora della desolazione della vita umana? Sicuramente non si tratta di un mosaico che celebra una vittoria militare, quanto più una ascesa sociale della grande figura di Alessandro Magno che, per moltissimo tempo, accompagnerà le pagine della storia che noi tutti conosciamo.
E voi cosa ne pensate? Questo intersecarsi di immagini, di colori e luci, cosa potrebbe rappresentare?

Martina Pico.

 

 

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Una risposta

  1. Clara Rania ha detto:

    la scena è stata trasferita nella tecnica del mosaico perché rappresentata su vasellame che veniva importato di origine ellenica, mirabile interpretazione del mosaicista . L’autore ha ritenuto più importante il dialogo espressivo degli attori ,nello sguardo addolorato di Alessandro “il vincitore “della scena e della concitazione della battaglia attraverso il magnifico primo piano del posteriore del cavallo,lo spettatore è entrato nella scena, l’albero spoglio sulla sinistra racconta comunque la desolazione della guerra. Le lance dei combattenti inclinate in direzioni opposte. La sintesi,la drammaticità, la figura che sta vincendo con sofferenza, l’albero /sinonimo della natura, è già morto. L’autore non ha eseguito una copia da una pittura vascolare, ma un prezioso racconto emotivo, se non siete d’accordo fatemelo sapere.

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