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ALTRE LEGGI IN FAVORE DELLA PLEBE

Nell’ultima puntata abbiamo tracciato quella che era la condizione della plebe nel fantastico mondo della Storia Romana intorno al 400 a.C., accennando alle molteplici proposte che questa classe sociale aveva avanzato e, in più, alla rivolta scoppiata nel 494 a.C sul Monte Sacro. In questo nuovo articolo proseguiamo rimarcando alcune leggi che vennero stilate in favore della tutela degli stessi plebei:

1)Anzitutto non possiamo non annoverare le famose “Leggi delle XII Tavole”, incise su tavole bronzee, in cui venne istituito un collegio di dieci uomini, i decemviri, tra cui cinque di loro erano plebei. Queste leggi sono estremamente importanti in quanto tutelavano tutti i cittadini dai soprusi, e di conseguenza stabilivano l’uguaglianza di ciascuno di fronte alla legge stessa. Non va inoltre dimenticato che questa era la prima legge romana scritta, in netta contrapposizione al consueto diritto della tradizione. Era, dunque, un codice di leggi redatto insieme da patrizi e plebei. Queste, affinché tutti potessero venirne a conoscenza, furono esposte nel Foro.

2)Al secondo posto inseriamo la LEX CANULEIA, redatta pochi anni dopo di quelle delle XII Tavole, più specificamente nel 445 a.C. La legge prende il nome dal tribuno della plebe che la emanò, ovvero Gaio Canuleio, e prevedeva la libertà di matrimoni misti tra patrizi e plebei, andando a simboleggiare quindi un altro passo importante in avanti. Le famiglie patrizie e plebee, di conseguenza, cominciarono a mescolarsi, dando vita ad una società nuova.

3)I plebei, passo dopo passo e in maniera sempre più graduale, cominciarono ad ottenere anche il tanto atteso desiderio di accedere alle magistrature. Troviamo molteplici date al riguardo:con le leggi Licinie-Sestie, anzitutto, nel 367 a.C. i plebei ottennero l’ingresso al consolato prima e al senato in un secondo momento; nel 356 a.C l’inserimento alla dittatura, nel 351 a.C alla censura e nel 337 a.C alla pretura (tutte cariche del famoso Cursus  Honorum già analizzate negli articoli precedenti).

4)Infine, procedendo sempre in ordine cronologico, nel 326 a.C  venne emanata la LEX POETELIA-PAPIRIA, fatta approvare dai consoli Gaio Petelio Libone e Lucio Papirio Cursore, grazie alla quale fu abolita la schiavitù per debiti.

Tutte queste leggi appena citate vanno menzionate e ricordate perché contribuirono ad uno sviluppo istituzionale di Roma, teso all’allargamento della classe politica e dei suoi cittadini. Inoltre, per la prima volta, come ci suggerisce lo storico ed archeologo Livio Zerbini, nel mondo antico vi era una città che cominciò ad includere integralmente anche gli abitanti “stranieri” nel sistema costituzionale.

RAFFAELE PIO MARRONE

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