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Gino Bartali, giusto tra le Nazioni

La storia del ciclista Medaglia d’Oro al Merito Civile

Dal sito de “La Repubblica”

Il secondo trionfo al Tour de France del 1948, nel periodo immediatamente successivo all’attentato a Togliatti contribuì – a detta di molti- non poco ad allentare la tensione sociale in Italia. Ma oltre alle imprese sportive, Ginettaccio verrà ricordato per il suo impegno a favore degli ebrei durante la Seconda Guerra mondiale.

Nell’Italia occupata dalle truppe naziste, utilizzando la sua bicicletta -ufficialmente per allenarsi- trasportava documenti e foto ad una stamperia clandestina affinchè si potessero falsificare i documenti necessari alla fuga degli ebrei rifugiati. Faceva infatti parte di una rete clandestina che operava nella provincia di Firenze, coordinata dall’arcivescovo Dalla Costa. Dopo la guerra e per il resto della sua vita, Bartali preferì non rendere pubblica questa vicenda, confidandola solo ai figli e a pochissimi amici.

Dopo la sua morte, il figlio Andrea si è impegnato in una lunga attività di ricerca che ha portato alla luce numerose testimonianze di persone salvate dal coraggio di Bartali: tra queste quella di Giorgio Goldenberg che fu decisiva per l’assegnazione (postuma) del titolo di Giusto tra le nazioni da parte dello Yad Vashem. Goldenberg affermò infatti che la propria famiglia di ebrei istriani, sul finire della guerra, si rifugiò in una cantina di proprietà di Bartali per fuggire ai rastrellamenti nazisti.

Nel 2005, l’allora Presidente della Repubblica Ciampi consegnò alla moglie di Bartali, Adriana, la medaglia d’oro al valor civile (postuma). Che il ricordo dell’eroica attività di Bartali sia più che mai vivo anche in Israele lo dimostra la scelta, alla vigilia dell’undicesima tappa del Giro d’Italia, della squadra israeliana Israel Cycling Academy di organizzare una corsa sullo stesso tragitto che Bartali percorse numerose volte nella sua attività di aiuto agli ebrei perseguitati, nell’ambito delle cerimonie in sua memoria.

I motivi della scelta di Gino Bartali di non rendere pubblica la vicenda che lo vide protagonista sono racchiusi in una sua famosa frase: “il bene si fa ma non si dice e certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Francesco Di Tommaso

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