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Lettera di Polifemo a Nessuno.

Pellegrino Tibaldi, Ulisse acceca Polifemo (particolare)

Ti saluto, Nessuno, dalla terra dei Ciclopi.
Sono cieco e pazzo.
Ma ti parlo, adesso, perché sei il solo ad avermi capito.
Tu hai scovato il mio punto debole e hai avuto il coraggio di utilizzarlo per ingannarmi. Per farmi del male. Per tradirmi.
E ci vuole una forza immensa per ferire un Ciclope, uno che ha l’occhio tondo.
Ricordi, Nessuno?
Mi hai ubriacato con vino e parole. Le hai messe bene in fila, una dopo l’altra, come faccio con le pecore del mio gregge.
Eppure io, che non rispetto la legge di Zeus, la filoxenia, l’amore per l’altro, per lo straniero, io ti avevo promesso il dono degli ospiti: saresti stato l’ultimo a vivere, l’ultimo a morire, tra i tuoi compagni.
Ma tu mi hai ubriacato e mi hai parlato. E, mentre mi ubriacavi e mi parlavi, mi capivi.
Ora io sono cieco e pazzo.
E sono solo.
In mezzo a soli che vagano solinghi su una terra solitaria.
Io lo so che gli altri mi guardano e mi deridono per quanto stolto io sia stato a crederti.
Ma, anche se non vedo, so.
Come gli indovini.
Perché conoscere non è, forse, vedere?

Clicca sull’immagine per ascoltare l’audio

Mariasole Nigro.

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