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L’inquinamento luminoso

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”: sono i versi con cui Dante Alighieri chiude l’Inferno de “La divina commedia”. Tutte e tre le cantiche de “La divina commedia” si concludono con la parola “stelle”.
Nel caso dell’Inferno, questo verso finale esprime in modo molto efficace il sollievo di poter ritornare in uno spazio aperto e più luminoso. Ai tempi di Dante certamente le luci delle città non nascondevano le stelle! Quando leggo questi versi ricordo la profonda emozione provata quando alcuni anni fa ho deciso, nel corso di un viaggio in Giordania, di passare la notte nel Wadi Rum, deserto di sabbia rossa: al calare del sole la volta stellata si è accesa e ha preso il via la magia della natura, una natura primordiale che coinvolge e avvolge anche con i suoi silenzi interrotti solo dalla voce del vento.

Purtroppo, le luci della città ci impediscono di osservare il cielo stellato. Per capire di che cosa ci priviamo a causa dell’inquinamento luminoso, consiglio la visione del video

prodotto da National Geographic che mostra come sarebbe il cielo a mano a mano che si riduce l’effetto prodotto dalle luci delle città. Gli astronomi misurano l’inquinamento luminoso da uno (minimo inquinamento) a nove (massimo inquinamento) nella scala Bortle, che prende il nome dallo studioso che l’ha creata nel 2001.
In generale, è inquinamento luminoso qualsiasi alterazione della quantità di luce presente di notte nell’ambiente esterno, al di fuori dagli spazi che è necessario illuminare, dovuta ad immissione di luce di cui l’uomo abbia responsabilità. La figura 1 mostra in modo molto efficace gli effetti dell’inquinamento luminoso: le due foto rappresentano lo stesso paesaggio prima e durante il blackout del nord-est degli Stati Uniti nel 2003 quando una massiccia interruzione di corrente interessò 55 milioni di persone.

Fig. 1 (Foto di Todd Carlson https://www.darksky.org/)

Il danno prodotto dalla mancata visione del cielo stellato non è solo di natura paesaggistica, l’inquinamento luminoso altera il nostro rapporto con l’ambiente dove viviamo: l’Universo. La Via Lattea non è solo “una bellissima distesa di stelle”, è la nostra casa nell’Universo, è l’isola di stelle di cui fa parte il Sole e nella quale abitiamo, che i nostri nonni potevano osservare in ogni notte serena. Di questo non ci rendiamo nemmeno più conto: si stima che più di un terzo della popolazione mondiale non riesce più a osservare la Via Lattea di notte.

L’aumento della luminosità del cielo notturno comporta anche un danno culturale incalcolabile: sta sparendo quel cielo stellato che ha ispirato scienziati, artisti, filosofi e guidato i naviganti nelle loro esplorazioni. Inoltre, molti studi documentano i danni che la luce artificiale produce sull’ambiente naturale. Un eccesso d’illuminazione notturna altera le abitudini di vita e di caccia degli animali, disturba la riproduzione e le migrazioni, produce cambiamenti dei ritmi circadiani, altera i processi fotosintetici delle piante e il fotoperiodismo e per l’uomo determina abbagliamento con conseguenti danni alla vista e alterazioni ormonali in grado di diminuire le difese immunitarie. L’inquinamento luminoso, infine, costituisce un inutile spreco energetico e di risorse e, naturalmente, di denaro. A differenza di altri tipi d’inquinamento, questo può essere controllato e ridotto senza compromettere le necessità di illuminazione per la sicurezza e la fruibilità degli ambienti.

Vi suggerisco questa semplice prova per capire come, con semplici modifiche degli impianti d’illuminazione, si possa migliorare notevolmente la vivibilità serale e notturna nelle nostre città.
Procuratevi un poster o una rivista con immagini di paesaggi cittadini notturni, con in evidenza lampioni o particolari fonti d’illuminazione, una torcia, un cartoncino di colore scuro e una statuetta raffigurante una persona. Aprite la rivista o posizionate in modo opportuno il poster che ha l’immagine del paesaggio con i lampioni in primo piano, posizionate la torcia in “modalità candela”, in modo che coincida con un lampione, posizionate anche la statuetta nella scena, come mostrato in figura 2.

Fig.2

Spegnete le luci della stanza. Vedrete quanto mostrato in figura 3: la statuetta è nell’ombra prodotta dalla luce della torcia, la luce, anche quella riflessa dalle pagine della rivista, produce un bagliore fastidioso, gli oggetti raffigurati nell’immagine, come le auto parcheggiate, sono a malapena visibili nell’oscurità, il cielo è inondato di luce, ma con inutile spreco.

Fig.3

Se appoggiare sulla parte superiore della rivista il cartoncino di colore scuro, in modo che faccia da “scudo” alla luce prodotta dalla torcia, come mostrato in figura 4, osserverete che la statuetta e l’area circostante risultano illuminate, il bagliore fastidioso è stato eliminato; gli oggetti, come l’auto parcheggiata, sono ora visibili, il cielo non è inondato di luce, gli sprechi di energia sono eliminati. Il cartoncino posto sulla rivista simula gli effetti prodotti da una corretta schermatura delle lampade utilizzate per l’illuminazione pubblica.

Fig. 4

Esistono leggi regionali che regolamentano la progettazione dell’illuminazione pubblica. Anche in Campania esiste una legge (http://www.sito.regione.campania.it/leggi_regionali2002/lr12_02.pdf) che stabilisce le regole per una corretta illuminazione pubblica ma non sempre è applicata correttamente (http://www.lightpollution.it/cinzano/page95.html)

Cosa possiamo fare per ridurre l’inquinamento luminoso e rendere le nostre città più vivibili in modo da contribuire, anche con piccoli gesti, al raggiungimento di alcuni degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile?
Si può iniziare a limitare l’illuminazione all’interno delle proprie abitazioni che, inevitabilmente, è proiettata all’esterno.
Si può progettare l’illuminazione delle parti comuni del condominio o del proprio giardino in modo da evitare sprechi (Fig. 5).

Suggerisco la partecipazione al progetto internazionale “Perdita della notte” che ha l’obiettivo di raccogliere dati sull’inquinamento luminoso notturno attraverso l’uso di un’applicazione gratuita “Loss of the night” da installare sul proprio smartphone. Dopo aver installato e avviato l’applicazione, sarà possibile osservare sul proprio dispositivo l’immagine del cielo stellato nella propria posizione: l’applicazione chiederà di comunicare quanto nitidamente si vedono alcune stelle che l’applicazione stessa segnalerà. In tal modo, con la collaborazione attiva di tutti i cittadini, è possibile monitorare l’inquinamento luminoso a livello mondiale al fine di ricercare soluzioni efficaci per avere sotto controllo il problema. Maggiori informazioni sul progetto all’indirizzo: https://actionproject.eu/citizen-science-pilots/loss-of-the-night/ .

In Italia, recentemente, si sta sviluppando il così detto “Turismo astronomico”: è una nuova forma di turismo responsabile e sostenibile che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica ad un uso equilibrato di energia luminosa. Anche il Cilento è tra le 6 mete turistiche italiane raccomandate per l’osservazione notturna del cielo (https://www.voloscontato.it/guide-per-viaggiatori/le-6-mete-di-turismo-astronomico-dove-ammirare-i-cieli-stellati-piu-belli-ditalia.php#Cilento-ndash-Campania.)

Ernesta De Masi

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