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Il presepe: segno di speranza

“Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia”: inizia così la Lettera apostolica Admirabile signum sul significato e il valore del presepe, che Papa Francesco ha firmato a Greccio.

Dopo 800 anni, il presepe è rimasto un simbolo della cristianità e Papa Francesco ha voluto ricordare il presepe vivente voluto da San Francesco a Greccio nel Natale del 1223, che riempì di gioia tutti i presenti: “San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità”.

Nel corso degli anni e dei secoli il modo di rappresentare il presepe è cambiato: si arricchito di personaggi, di oggetti di elementi che richiamano l’attualità, ne è un esempio Napoli con San Gregorio Armeno dove si possono trovare personaggi legati alla tradizione con figure legate all’attualità.

Quest’anno vi porto a conoscere il presepe realizzato ad Ogliastro Cilento, nella chiesa Santa Croce. Un presepe che unisce tradizione ed attualità.

Il presepe inizia con una zona che rappresenta il deserto con case distrutte e alberi secchi, segni indelebili delle guerre che lasciano distruzione e disperazione. Proprio in questo luogo di distruzione ci sono tre bambini feriti non solo fisicamente ma anche interiormente dalle guerre.

Infatti il primo bambino seduto ha ancora una mano nella sabbia e invece l’altra mano è legata alla mano dell’altro bambino a formare una catena di speranza ed infatti questa speranza fa trasformare la sabbia in acqua che fuoriesce dall’anfora tenuta dall’ultimo bambino. Purtroppo, come vediamo oggi, a soffrire per le guerre sono soprattutto i bambini, che sono la luce e la speranza per il futuro, ai quali viene strappata una parte della loro infanzia. Ma come insegnano i bambini bisogna sempre trovare la speranza anche nelle piccole cose.

Vicino al lago cresce un albero che rappresenta l’albero della vita che si nutre, dalle radici, dell’acqua nata della speranza dei tre bambini.

Dall’albero parte la vita e a simboleggiarla ci sono tutte queste strade che si snodano nel presepe e che si ricongiungono in un unico punto davanti alla grotta, dove è posto Gesù bambino, nato per noi per portare nel mondo gioia ed amore anche in luoghi dove la speranza sembra quasi scomparsa.

Citando le parole di papa Leone XIV:

“È proprio così: dalla grotta di Betlemme, dove stanno Maria, Giuseppe e il Bambino nella loro disarmante povertà, si riparte per cominciare una vita nuova sulle orme di Cristo.”

Il presepe è “l’usanza di raffigurare nei modi più diversi la Natività del Signore”, una rappresentazione “spesso con i tratti della propria cultura e con i paesaggi della propria terra” del “Mistero dell’Incarnazione”. Ciò lo rende “un segno importante: ci ricorda che siamo parte di una meravigliosa avventura di Salvezza in cui non siamo mai soli”.

Dietro ad ogni presepe ci sono persone, famiglie che con impegno cercano di tramandare la tradizione e di creare qualcosa di speciale che rimanga nei cuori degli altri. Papa Leone XIV ha voluto ringraziare presepisti e figuranti di presepi viventi per il loro ruolo nel trasmettere la tradizione del presepe: “Ciò vi rende pellegrini di speranza, portatori di consolazione e di ispirazione per tutti quelli che incontrate: per i piccoli e i grandi, per le famiglie, i giovani e gli anziani che troverete sul vostro cammino; per chi gioisce e per chi soffre, per chi è solo, per chi sente vivo nel cuore il desiderio di amare e di essere amato e per chi, pur con fatica, continua a lavorare con impegno e perseveranza alla costruzione di un mondo migliore”.

Da queste parole di Papa Leone XIV vi auguro a tutti Buone Feste da vivere in armonia e serenità.

Se siete rimasti incuriositi dal presepe di Ogliastro Cilento, vi invito a visitarlo.

 

Mariaconsiglia Di Concilio

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