Skip to content

SAN BENEDETTO DA NORCIA PATRONO D’EUROPA E MONTECASSINO

L’11 luglio si festeggia San Benedetto da Norcia. San Benedetto nacque con la sorella Scolastica da un’agiata famiglia romana della gens Anicia. Il padre Eutropio, figlio di Giustiniano Probo, fu Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia; la madre fu Claudia Abondatia Reguardati, contessa di Norcia. Qui Benedetto trascorse gli anni dell’infanzia e della fanciullezza, probabilmente già suggestionato dalla spiritualità di quei luoghi, abitati sin da III secolo da eremiti fuggiti dall’Oriente lungo la valle del Nera e che lì avevano trovato rifugio in piccole celle scavate nella roccia. All’età di dodici anni i fratelli vennero mandati a Roma per compiere gli studi, ma, stando a quanto narrato da San Gregorio Magno nel II Libro dei Dialoghi, sconvolto dalla vita dissoluta della città, Benedetto abbandonò le lettere, rifiutò i beni paterni e si ritirò prima nella valle dell’Aniene presso Eufide, poi in una grotta impervia vicino a Subiaco. Deciso ad abbracciare la vita monastica, ricevette l’abito dal monaco Romano e fu guida per altri fratelli in un ritiro cenobitico presso Vicovaro, predicando la parola del Signore. In breve, attorno alla sua figura carismatica si raccolse un gran numero di discepoli, tanto che ben presto il Santo creò una comunità di ben dodici monasteri, ognuno con dodici monaci e un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale. A causa di incomprensioni con i confratelli, intorno al 529, San Benedetto fondò su un’altura presso Cassino il monastero di Montecassino, con oratori in onore di San Giovanni Battista, da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica, e di San Martino di Tours, iniziatore in Gallia della vita monastica. A Montecassino Benedetto si spense intorno al 547 – secondo altre fonti la data sarebbe il 21 marzo 543 -, poco dopo sua sorella Scolastica, con la quale ebbe comune sepoltura. La tradizione narra che spirò in piedi, sostenuto dai suoi discepoli, dopo aver ricevuto la Comunione e con le braccia sollevate in preghiera, mentre li benediceva e li incoraggiava.
La Regola, umana e saggia sintesi del Vangelo, nella quale si organizza nei minimi particolari la vita dei monaci all’interno di una “corale” celebrazione dell’Opus Dei, cioè della liturgia quotidiana, diede nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I due cardini della vita comunitaria sono il concetto di stabilitas loci (l’obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero contro il vagabondaggio allora piuttosto diffuso di monaci più o meno “sospetti”) e la conversatio, cioè la buona condotta morale, la carità reciproca e l’obbedienza all’abate, il “padre amoroso” (il nome deriva proprio dal siriaco abba, “padre”) mai chiamato superiore, e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora (“prega e lavora”), con il sostegno della lectio divina, cioè la meditazione della Parola di Dio. Le diverse comunità benedettine ricordano la ricorrenza della morte del loro fondatore il 21 marzo, mentre la Chiesa romana ne celebra ufficialmente la festa l’11 luglio, da quando papa Paolo VI ha proclamato san Benedetto da Norcia patrono d’Europa il 24 ottobre 1964.

L’Abbazia di Montecassino è stata fondata nel 529 da San Benedetto da Norcia sul luogo di un’antica torre e di un tempio dedicato ad Apollo, situato a 519 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia un’alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e successive ricostruzioni.

Alla comunità monastica si accedeva presso la chiesa di San Martino, stabilita da San Benedetto nel tempio dell’acropoli, nella zona sud-occidentale rispetto all’attuale monastero, in una zona meno impervia. In cima al monte vi era l’oratorio di San Giovanni, stabilito dal santo sul luogo di un’ara di Apollo, secondo quanto ci ha tramandato Gregorio Magno: in questo oratorio Benedetto volle esser sepolto assieme alla sorella Scolastica. Attorno al 580, durante l’invasione dei Longobardi, il monastero venne distrutto per la prima volta dai longobardi di Zetone e la comunità dei monaci, con le spoglie del santo fondatore, dovette riparare a Roma.

Ricostruita intorno al 718 sotto l’impulso di Petronace di Montecassino, l’abbazia venne distrutta una seconda volta dai Saraceni nell’883, venendo riedificata per volere di papa Agapito II solo nel 949. Per tutto il medioevo, l’abbazia fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell’antichità. Testimonianze storiche del più alto interesse e di sicura validità sono state raccolte e tramandate a Montecassino: dai primi preziosi documenti in lingua volgare ai famosi codici miniati cassinesi, ai preziosi e rarissimi incunaboli. Il più illustre dei suoi abati fu forse Desiderio – il futuro papa Vittore III (sepolto nell’abbazia stessa) – che alla fine dell’XI secolo fece ricostruire completamente l’abbazia ed ornò la chiesa di preziosissimi affreschi e mosaici, il cui riflesso si può ancora oggi scorgere in quelli che lo stesso abate fece eseguire in Sant’Angelo in Formis. Dal Chronicon cassinese di Leone Marsicano sappiamo che l’abate Desiderio impiegò sforzi e capitali notevoli per la ricostruzione della chiesa abbaziale, compiuta nei soli cinque anni dal 1066 al 1071, utilizzando materiali lapidei provenienti da Roma e facendo venire da Bisanzio anche mosaicisti e artefici vari.

Distrutta da un terremoto nel 1349 e nuovamente ricostruita nel 1366, l’abbazia assunse nel XVII secolo l’aspetto tipico di un monumento barocco napoletano, grazie anche alle decorazioni pittoriche di numerosi artisti tra i quali Luca Giordano, Francesco Solimena, Francesco de Mura, Paolo de Matteis e Sebastiano Conca.

L’Abbazia di Montecassino nel 1837

Fra il 1930 e il 1943 il monastero era raggiungibile grazie alla funivia di Cassino, distrutta durante la seconda guerra mondiale.

In queste forme era giunto fino a noi l’antico monastero prima che il 18 febbraio del 1944, durante la seconda fase della battaglia di Cassino, un bombardamento massiccio delle forze alleate, che vi sospettavano erroneamente la presenza di reparti tedeschi, lo distrusse nuovamente. Il bombardamento cominciò la mattina del 15 febbraio e ben 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l’abbazia.

Nel corso di questo trovarono la morte numerosi civili che avevano cercato rifugio all’interno dell’edificio, mentre all’esterno furono uccisi dalle bombe diversi soldati tedeschi e anche quaranta soldati della divisione indiana. Al bombardamento partecipò il soldato Walter M. Miller, futuro scrittore, che proprio da questa sua esperienza trasse l’ispirazione per la sua opera più importante, Un cantico per Leibowitz. Per merito dell’allora arci abate Gregorio Diamare, e del colonnello Julius Schlegel della Divisione corazzata “Hermann Göring”, l’archivio ed i più preziosi documenti bibliografici furono posti in salvo.

La ricostruzione, iniziata subito dopo la fine della guerra, ha mirato ad una riproduzione esatta delle architetture distrutte.

Mariaconsiglia Di Concilio

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.