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Il campanile di Marcellinara

Particolare dell’ itinerario antico noto come Tabula Peutigeriana – La via consolare da Reggio a Capua nel tratto da Vibo Valentia a Salerno

L’antropologo Ernesto de Martino racconta che durante un suo viaggio in  Calabria, cercando con i suoi allievi una strada, fece salire in auto un anziano pastore perché indicasse loro la direzione giusta, promettendogli di riportarlo poi al punto di partenza. “Salì in auto con qualche diffidenza, come se temesse una insidia, e la sua diffidenza si andò via via tramutando in angoscia, perché ora, dal finestrino cui sempre guardava, aveva perduto la vista del campanile di Marcellinara, punto di riferimento del suo estremamente circoscritto spazio domestico. Per quel campanile scomparso, il povero vecchio si sentiva completamente spaesato: e solo a fatica potemmo condurlo sino al bivio giusto e ottenere quel che ci occorreva sapere”.

Questo famoso episodio è stato oggetto di molteplici diverse interpretazioni, ma dal nostro punto di vista esso indica come la memoria culturale collettiva di una comunità abbia una componente spaziale, che lo stesso de Martino definiva “ patria culturale” e che si configura come un luogo simbolo di memorie condivise in cui ogni individuo si riconosce e trova la sua collocazione identitaria.
Tale luogo simbolico, che permette di stabilire una relazione di continuità tra passato e presente, tradizione ed innovazione, non è, ovviamente, solo il campanile del paese , anzi esso è il più ampio territorio dove una comunità può individuare le radici della propria identità.

Il patrimonio culturale, infatti, supera i limiti amministrativi moderni e i confini di paesi o di comuni, appartiene a tutte le comunità che in esso pensano di potersi riconoscere.
Come abbiamo visto la Convenzione di Faro sancisce il diritto delle comunità di utilizzare, per una migliore crescita socio-economica, il proprio patrimonio culturale, ma tale diritto è condizionato dal dovere di tutelarlo e conservarlo per le generazioni future.
Orbene, conservare ciò che non si conosce è difficile, anzi, impossibile, e per questo la stessa Convenzione di Faro e le convenzioni internazionali UNESCO pongono al primo posto tra i doveri delle comunità l’educazione dei cittadini alla conoscenza dei valori del patrimonio.
La conoscenza dei valori culturali, indispensabile affinché essi possano divenire motore di crescita culturale e sviluppo socio-economico, è il fine che questa rubrica si pone e, per questo iniziamo un percorso tra alcune realtà della nostra “patria culturale”.

L’ iscrizione nota come Elogium di Polla

Inizieremo il nostro viaggio lungo una strada, asse portante di un territorio antico, luogo di incontro e di scambio, crocevia di culture.
“Viam fecei ab Regio ad Capuam” (Feci la strada da Reggio a Capua), così l’iscrizione nota come Elogium di Polla inizia la narrazione delle res gestae di un personaggio, di cui purtroppo non è conservato il nome. Il suo testo, databile in età repubblicana per i caratteri epigrafici e la lingua, è per molti versi di fondamentale importanza per una lettura dei processi storici di romanizzazione del territorio dell’antica Volcei.
Essa ricorda infatti eventi quali la costruzione della strada, l’assegnazione di ager publicus ai contadini, la costruzione di un centro amministrativo e mercato (forum), i quali sembrano delineare, già nella stessa sequenza in cui sono elencati, il progressivo affermarsi del potere di Roma nell’area, “viam fecei……..eidemque primus fecei ut de agro poplico aratoribus cederent pastores forum aedisque polpicas heic fecei ” (feci la strada…..e io stesso per primo feci in modo che dall’agro pubblico i pastori cedessero il posto agli aratori, qui feci un forum ed edifici pubblici).
Molte ipotesi sono state avanzate da diversi studiosi sull’identificazione dell’autore di tali gesta, ma l’unico dato certo che metta in relazione il nome di un personaggio con la strada è il miliario rinvenuto in località S. Onofrio, presso Vibo Valentia, che, oltre a riportare una distanza di 260 (CCLX) miglia da Capua a luogo in cui era il cippo, cita un Annius, Titi filius, Praetor (Annio figlio di Tito, Pretore).
Ciò rende verosimile l’ipotesi che che il personaggio citato nell’Elogium, costruttore della strada e delle opere ad essa connesse, tra cui il forum, possa essere Tito Annio Lusco, pretore nel 156 a. C., o Tito Annio Rufo pretore nel 131a.C..
Il tracciato della via consolare che congiungeva Reggio a Capua e da qui, attraverso l’Appia a Roma, ci è noto anche dalla Tabula Peutingeriana, l’unico tra gli itineraria picta ad esserci pervenuto dall’antichità.
Venendo da nord, la strada, nel tratto che ci interessa, attraversava Salerno e Picentia, oltrepassava il fiume Sele e, valicate le Nares Lucanae, entrava nel territorio di Volcei, dove, nella località designata come Acerronia si divideva in due rami , da una parte proseguendo, attraverso il Mons Balabus, verso Potenza, dall’altra si addentrava verso il Vallo di Diano.

La via consolare in località Vignali a Sicignano degli Alburni


Come la toponomastica riportata nell’iscrizione catastale riutilizzata nella torre del castello di Buccino, ci conferma, essa attraversava dunque tutto il territorio volceiano, dal Pago Narano, il valico dello Scorzo presso le omonime Nares, corrispondenti al territorio dell’attuale Sicignano degli Alburni, al Pago Forense nel territorio di Polla.

Dopo il valico dello Scorzo la via scendeva lungo un percorso corrispondente all’attuale strada statale fino a poco oltre la stazione ferroviaria di Galdo dove attraversava il fiume Tanagro con il ponte, ancora ben conservato, in località Difesa, indicato come Ponte della Petina nell’Atlante del Regno di Napoli del Rizzi- Zannoni. Saliva poi dolcemente verso Taverna della Cerreta dove si staccava il diverticolo per Potenza, che, come riporta la Tabula, si dirigeva verso il valico di Pietra Stretta.

Ponte in località difesa ad Auletta

La via consolare invece proseguiva il suo percorso verso Auletta, Caggiano e Pertosa, Polla, un’area caratterizzata dalla presenza di notevoli resti di ville e monumenti funerari. Da uno di questi, in località Massavetere, viene l’iscrizione funeraria bilingue, in latino e greco, di Lucio Manneio, medico oinodotes, ossia che curava con il vino, databile a tarda età repubblicana, mentre a Polla sulla strada si affacciava il bel monumento funerario fatto costruire da Insteia Polla per il marito, il magistrato volceiano Utiano Rufo.

Iscrizione del medico Oinodotes
Polla Località San Pietro – Muro di confine con tombe del VII sec. d.p.


Tra lo svincolo autostradale di Polla e la chiesa di S. Pietro è conservato un complesso di strutture molto articolato, con diverse fasi costruttive che sembrano andare dal II secolo a. C. al tardo Antico- alto Medioevo. Muri con testate in blocchi squadrati di pietra, canalette e vasche con intonaco idraulico caratterizzano il settore occidentale dell’area, mentre in quello orientale si sono individuati crolli in situ con materiali in ceramica acroma (anfore, olle e vari tipi di contenitori). Nella parte centrale dello scavo una struttura absidata insieme alla presenza di due livelli pavimentali permettono di ipotizzare la presenza di un quartiere termale con annesse fontane. Dal grande complesso insediativo si dipartiva un lungo muro di confine di proprietà, cui, nel VII secolo d. C., si addossarono alcune tombe. La prossimità dell’area al monumento funerario di Insteia Polla rende verosimile l’ipotesi che si tratti della villa in cui ella visse per 55 anni, onorata sposa di C.aio Utiano Rufo, come dice nell’iscrizione funeraria.

Polla, area del forum


L’elemento più importante connesso alla strada nel territorio dell’antica Volcei è sicuramente il forum. Esso ci è noto sia da fonti antiche, che lo indicano come Forum Annii, che della Tabula Peutingeriana, che invece lo chiama Forum Popilii (una differenza che resta ancora da spiegare), ma che era sicuramente ubicato nell’attuale territorio comunale di Polla dove fu rinvenuto l’Elogium.
Nell’area di Fabbricata e Masseria Panza le indagini condotte in occasione dell’ampliamento dell’autostrada, hanno messo infatti in evidenza molti elementi significativi: resti di una struttura muraria in blocchi irregolari di pietra lungo il vallone ad est, due assi stradali principali che si incrociano delimitando quattro porzioni di spazio diverse tra loro per misure e forma, strutture murarie in opera incerta concentrate nell’area centrale, nei pressi dell’incrocio stradale, una notevole quantità di elementi di riutilizzo nelle strutture dirute della masseria e della cappella annessa, vasche sovrapposte a strutture in opera incerta.

L’ipotesi che in quest’area vada identificato il Forum sembra corroborata dal confronto con situazioni di simili rinvenimenti. Un esempio è la città romana di Sepino, nel sito di Altilia (Campobasso), che nasce come forum (Curii) e presenta la stessa forma con l’incrocio tra decumano e cardo posto in posizione eccentrica ad individuare quattro spazi irregolari. Tale organizzazione dello spazio potrebbe essere legata a fatti funzionali quali la necessità di disporre di aree idonee per mercati o per gli animali. Allo stesso modo anche a Sepino esiste un processo di urbanizzazione concentrato intorno all’area centrale dell’insediamento. A differenza di Sepino però il nostro forum non ha avuto uno sviluppo di città in età romana, ma divenne uno dei tanti pagi di Volcei, come ci ricorda ancora l’iscrizione catastale di Buccino con la menzione di un pagus forensis dove è presente, ancora nel IV secolo d. C., un fundus publica. Solo estese campagne di scavo potranno tuttavia confermare questa identificazione dell’area del forum e chiarire la discrepanza tra le fonti antiche sul nome del forum, che potrebbe derivare ad esempio da due diverse fasi di vita dello stasso insediamento.

Da qui la strada, seguendo un andamento pedemontano, proseguiva verso Cosilinum addentrandosi nel Vallo di Diano, l’ antico Campus Atinas. Un lungo tratto di circa 600 metri è stato individuato, durante i lavori di indagine per l’ampliamento dell’autostrada, in località Fossa Aimone, nel comune di Atena Lucana, dove il tracciato stradale si sovrappone ai resti di un complesso edilizio la cui prima fase sembra inquadrabile tra la fine del V e l’inizio del IV sec. a.C., distrutto violentemente alla fine del III sec. a. C..

Battistero di San Giovanni in Fonte


Un altro consistente tratto della via consolare Capua-Reggio è emerso in un’area compresa tra i comuni di Sala Consilina e Padula. Qui, in località S. Giovanni in Fonte, è ubicato il Battistero paleocristiano di cui Cassiodoro (Variae VIII,33) assegna la fondazione a papa Marcello in età costantiniana sopra una antica fonte dedicata alla ninfa Leucotea presso un suburbio appartenente alla città di Cosilinum, Marcellianum, noto per un’importante fiera che vi si teneva ancora in età tardoantica.

Ponte di Campestrino e tornanti

A monte del battistero sono stati individuati vari livelli stradali, il più antico dei quali si differenzia dagli altri in modo sostanziale. Esso è infatti delimitato da un lato dal versante della collina mentre a valle una banchina continua di pietre ben sistemate costituisce il margine esterno della carreggiata; nella preparazione del battuto stradale una moneta di età repubblicana con Giano bifronte costituisce il termine dopo il quale si può porre la costruzione del piano stradale.

Atena Lucana, un tratto della via consolare conservato tra la strada statale e l’ ampliamento dell’ autostrada Salerno- Reggio Calabria


Da Cosilinum (Padula) la strada proseguiva oltre il territorio oggetto del nostro interesse,verso Nerulum (Lagonegro) e da qui verso Reggio.
La via consolare sebbene caratterizzata da un percorso difficile e accidentato, già alla fine del II sec. a.C il poeta Lucilio nel suo Iter Siculum la definiva “lutosa atque labosa” (fangosa e scivolosa), aveva costituito l’asse portante del territorio antico, garantendo rapidi spostamenti militari e commerciali e divenendo punto di riferimento di insediamenti diffusi e mercati. Essa, conservata in molti tratti della Strada Statale “delle Calabrie” è rimasta parte fondamentale del sistema viario, sostituita solo in parte, nella seconda metà del XVIII secolo dal percorso, voluto da Ferdinando IV di Borbone, che con la realizzzaione di un sistema di tornati sostenuti da terrazzamenti e la realizzazione di un ponte con archi e contrafforti di rinforzo attraversava le forre di Campestrino tra Pertosa e Polla invece di aggirarle.
Ancora adesso l’autostrada da Salerno a Reggio Calabria affianca e, in alcuni tratti, copre l’antico percorso della via Consolare ab Regio ad Capuam.

Adele Lagi

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